LA FORMICA

 

Carlo sta  pulendo con dovizia maniacale ogni angolo del cucinotto. Da qualche giorno formiche impertinenti, dotate di una certa costanza, lo angosciano con apparizioni inattese. Poche, pochissime, per carità, nulla di allarmante. Ma quella persistenza, comparsa quasi sempre al singolare,  passeggiata solitaria e disinvolta fra il bordo del lavandino e la parete tirata a piastrelle bianche con  filini bordeaux che disegnano quadrati perfetti, Carlo non la sopporta. Riesce appena  a scorgerla quando non ha su le lenti.  Quasi il rigo dritto del quadratino si animasse di un movimento fiabesco in una danza esotica e curvilinea. A giudicare dalle movenze deve trattarsi d’un magnifico esemplare di “Crematogaster scutellaris”    formica rizzaculo.

 

Se fosse immobile, quella formichina resterebbe una presenza discreta,  forse invisibile alla percezione dell’occhio presbite.  Carlo  odia negli animali e nelle persone l’invadenza. Oggi è la formichina a catturare la sua angoscia riversata a fiotti nelle strategie di opposizione a base di pulizia morbosa e perfidi insetticidi alla lavanda. Ma talvolta basta uno sguardo un po’ più insistente  del normale – e della normalità Carlo ha un’idea precisa – anche quello  del barbiere accanto al portone di casa,  a scuotere quel tanto di inquietudine sufficiente a scoraggiare la pazienza  del sigle nella pausa pranzo per  mettere su l’acqua, tanto   che il pasto si fa  caprese veloce  condita  con la foglia di basilico strappata senza garbo alla piantina sul davanzale della finestra   affacciata  sull’atrio interno. 

 

 

Ha consultato autorevoli fonti in materia e specialisti etologi  ed è persino riuscito a camuffare una richiesta di aiuto  in conversazioni salottiere fra amici, spacciandola per la sua ultima forma di megalomania: adesione ad una associazione internazionale per la protezione e la conservazione di talune varietà d’insetti. La formica pare sia  capofila delle stirpi protette. Per questa via, dopo pochi minuti  consumati nelle battute di rito che ogni stupore di gruppo deve necessariamente partorire, la conversazione è stata ricchissima di suggerimenti. Ognuno, pur considerando lodevole le finalità di quella non meglio identificata associazione  – pare culturale – ha poi sorriso confessando precise tattiche aggressive capaci di stroncare in pochi giorni il fenomeno invasivo. Anche in cucina. Carlo, dal canto suo,  ha contribuito a mantenere il livello di  leggerezza di quel tratto di conversazione, rivelando fantasie  in dissenso con certe credenze che vorrebbero la pulizia degli ambienti condizione indispensabile per ogni tentativo di opposizione agli insetti. Immaginava il formicaio sede di un’assemblea plenaria, localizzato nel suo appartamento   in posizione assolutamente ignota all’umana coscienza, gremito all’inverosimile, dove la formica regina avvisa la popolazione che altri sudditi sagaci nella ricerca d’avanscoperta – e qui i Carlo ha rivisto     danzare  il righino bordeaux della mattonella    hanno rintracciato un luogo inondato dall’umore di lavanda,  assolutamente sicuro e dignitoso, dove rifugiarsi per le prossime generazioni, distinto da una  scrupolosa, maniacale  pulizia dell’umano occupante, garanzia ed assicurazione di  lunga vita alla stirpe. 

 

 

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