Tre dubbi

Entrai in quel bistrot, all’ingresso del quartiere latino, con tre dubbi fra le mani. Uno lo regalai al pianista e fu subito canzone di rondini e giallo intenso.

Non ero certo di trovarla lì, anche se al telefono mi sembrò donna che gioca tutto in un colpo solo sperando di perdere, persuasa che vincere non è realizzare un sogno ma smettere di sognare.

Con l’altro dubbio volli pagarmi i due Pernot che portai al tavolo in angolo, con la Senna alla finestra. Sul candeliere-bottiglia, sopra il foulard  rosso, la cera colava e lentamente si induriva. Ritmo della  vita attorno, misura di emozioni impilate come scatole cinesi, stella di fantasie disegnate ad ombre grigie sui muri rosa.

Lei entrò, mi riconobbe e rise forte. Probabilmente vide scivolare dalla tasca destra bucata della giacca, il terzo dubbio.

 

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Una risposta a Tre dubbi

  1. diLumeriflesso ha detto:

    Che bella storia!!!

    Mi piace

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