Monika e le trentenni italiane

Monika apre la valigia e dentro ritrovo l’odore polacco. Sprigiona aggressivo, mi prende la gola. Monika è snella, bionda e timida. Ha gli occhi cerbiatti  come una supplica. Gli stessi di quindici anni fa. Li ho  riconosciuti in stazione, prima che lei  riconoscesse me: Monika!  Rimane rigida fra le mie braccia, a stento ricambia il bacio sulla guancia. La sua emozione non si scioglie mai. Le resta contratta nelle ossa, impacciata ed insicura, ma nasconde  anche un che di aggressivo,  animale minacciato nella sua  tana . Dopo tanto tempo non sembra cambiata in nulla. Pelle da bambina, le chiedo se dorme in un freezer . Non capisce, le spiego, ride. Finalmente un’emozione su quel viso nordico. 

Qui all’ostello ci siamo arrivati dopo un’ora di regionale, da Napoli.

C’è stato tempo in treno  e le parole lo hanno giocato  con regole loro, come al solito. Silenzi lunghi  ma senza imbarazzo. Pause, in cui trovava rifugio anche il corpo stanco del viaggio.  Poi domande, e ampie spiegazioni bilingue. Le mie corredate da una involontaria quanto necessaria mimica di supporto, contrappeso  alla sua migliore conoscenza della lingua inglese. 

Quell’odore l’avevo dimenticato. Lo stesso in tutte le case di Warsavia e di Cracovia, adesso condensato nella valigia nera di Monika, che sembra conservare anche il ricordo  dei  lunghi viali di Warsavia ,  boschi in città, assieme  ai "proscia, proscia!" sugli autobus, alle insolite  colazioni di uova e salumi che spesso ero costretto a buttare in qualche recondita pattumiera per evitare l’offesa al cuoco  o la mia nausea mattutina. 

Non ho mai  capito davvero di cosa si tratti. Non è un deodorante, non un sapone né un detersivo. Non è un odore che riguarda le persone ma gli oggetti. Non l’avrei sopportato sulla pelle di Monika. Non sulla  mia lingua,  adesso, mentre la lecco come un ghiacciolo fin sotto le ascelle e fra le cosce. Quando era in bagno ho chiuso la valigia, e l’ho allontanata. Niente interferenze. Alla stanchezza del viaggio non  potevo insinuare  altre insidie: la  virilità maschile è sempre in cerca di conferme. E poi l’età, la mia, la differenza con la sua. Temevo un fallimento. Le trentenni occidentali hanno una passionalità sempre più strutturalmente organizzata, imbastita di codici subliminali inconsciamente intercettati. In poche parole non mi degnano di uno sguardo. L’informazione forma. E violenta. Monika invece mi fa sentire attraente anche a cinquant’anni suonati. Perché lei è attraente, trentenne  e le piaccio. Non se la tira come le italiane dall’alto di quello sguardo che taglia l’aria e tu diventi inesistente . Ma da un po’ mi vendico. Le spernacchio non appena scatta quel congegno che  apre un angolo ottuso tra il collo e la testa. Occhi al cielo, ed io divento trasparente. E spernacchio. Quasi sotto il naso, le spernacchio.

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Una risposta a Monika e le trentenni italiane

  1. diLumeriflesso ha detto:

    Vedo che te la spassi: sono contenta per te! 🙂

    Mi piace

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