L’isola di White

Sai cos’e’ l’isola di White
e’ per noi l’isola di chi
ha negli occhi il blu
della gioventu’
di chi canta ip ip pii ip- ip pii-ip ip pii

Al mercato un di’ andai
cosi’ per curiosare qui’ e la’
e non sapevo cosa fare
fra divise blu e giacche di lame’
ho visto te miraggio bianco intorno a me

Sai cose’ l’isola di white
e’ per noi l’isola di chi
ha negli occhi il blu
della gioventu’
di chi ama ip ip pii-ip ip pii-ip ip pii

Senza una valigia io e te
siamo partirti un giovedi’
nei nostri occhi c’era un si
pioggia di farfalle intorno a noi
mi davi la tua gioventu’
nessuno mi ha fermato piu’

Sai cos’e’ l’isola di white
e’ per noi l’isola di chi
ha negli occhi il blu
della gioventu’
di chi canta ip ip pii-ip ip pii-ip ip pii (2 volte).

Siamo figli dei fiori, rifiutati dall’isola di white. Eravamo contro l’alienazione del lavoro, per l’integrità della persona, perchè il lavoro non la inghiottisse trasformandola in una sua funzione. Questo è accaduto. Girovaghi del pensiero,  avanziamo, nel senso di rimanenza,  come un residuo della storia,  disseminati in ogni angolo della società, tra prepensionati, funzionari di banca, dirigenti pubblici, qualche artista, molti insegnanti e strani politici. La contraddizione è la nostra anima,  un colabrodo rattoppato da  ambientalismo, pacifismo, socialità. E perde egoismo a fiotti nel conto in banca, nella casetta al mare, nella raccomandazione  per il figlio, nell’appartamento col muto ormai estinto. Non ci abbiamo mai creduto davvero, forse, a quel sogno. Il calendario segnava anni settanta in alto e venti sulle gambe. Nelle tasche deliri giovanili d’onnipotenza accoppiati con la stessa spavalderia  a  profonde sensibilità e acute ribellioni, o col cinismo incolore e sottili violenze appena contenute.

 

Molti di noi, abbandonato  l’eskimo, hanno messo sulla pelle  un dott., un prof, forse un avv., cambiando divisa. Una discesa decorosa dal sogno alla realtà, se il passaggio non avesse perso per sempre la dignità della persona tutta intera, consegnandone una specie di riassunto approssimato e volgare alla idea di lavoro. Identificare la persona col suo lavoro è stato assassinio, degrado  della dignità umana. "Tu sei quel che fai", vuol dire che la tua identità è consegnata al riconoscimento mercantile e vali secondo tariffa. In fumo un paio di migliaia d’anni di pensiero  filosofico. Al rogo tonnellate di scritti, di libri, di opere d’arte. "Tu sei quel che fai" è la pena di dignità più dura, mai erogata da una società ai suoi singoli individui ed a se stessa. La  micidiale storia dei meccanismi degli "slittamenti semantici", Hannah Arendt scriveva negli anni ’50 (Vita activa) esiliata negli USA, ma fu pressoché snobbata in   Europa.

Solo negli anni ’70 viene tradotta in Italia. H. Arendt utilizza  la  chiave semantica per dissimulare e ricostruire con puntiglio la storia delle strategie di prevaricazione di gruppi (professionali, geografici, etnici, economici, sociali)  e pericolosissimi livellamenti, per mezzo del  persistente e progressivo tradimento del linguaggio.

 

"Tu sei quel che fai", no, non ci credo. E se davanti al tuo bel nome non ci scrivo dott., prof., avv. è perchè non voglio offenderlo vuotandolo della sua storia ricca di persone, di risate, sofferenze, donne, uomini e bambini. 

 

Noi, figli dei fiori mancati, dicevamo che Enrico  "fa"  l’avvocato, Gianni il fruttivendolo, Ettore il commerciante. Attenti a non bestemmiare con quella  "è"   avvocato, "è"  fruttivendolo, "è" commerciante, anche se a volte,  sinceramente,  scappava. Ma il sabato  sera eravamo tutti al bar dell’angolo in attesa di Enrico e della sua seicento malamente ripulita, per il solito giro tra puttane di periferia e discoteche a luci psichedeliche che trasformavano il viso di Gianni in un Teschio tra le nostre incontenibili risate.

 

C’è chi ha continuato a slittare in semantica ed ha tentato di  rivoltare  tutto questo rispetto per l’essere umano in violenza terroristica, dentro e fuori i figli dei fiori.

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3 risposte a L’isola di White

  1. RosaTiziana ha detto:

    Ho sempre sognato di essere una figlia dei fiori…invidio chi in quel periodo aveva vent’anni!!!!!!!
    🙂

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  2. dasNull ha detto:

    Potessi continuare a strizzare quello spermaceti per sempre! Perche ora, dopo molte prolungate e ripetute esperienze, mi sono accorto che, in ogni caso, l uomo deve alla fine abbassare o almeno modificare il suo concetto della felicita raggiungibile, non ponendola da qualche parte nell-intelletto o nella fantasia, ma nella moglie, nel cuore, nel letto, nella tavola, nella sella, nel focolare, nella patria, ora che mi sono accorto di tutto questo, sono pronto a strizzare in eterno la tinozza.
    Nei pensieri delle visioni notturne, ho visto lunghe file di angeli in paradiso, ognuno con le mani in una giara di spermaceti.

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  3. dasNull ha detto:

    Nei pensieri delle visioni notturne, ho visto lunghe file di angeli in paradiso, ognuno con le mani sulla tastiera di un computer.

    Mi piace

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