Lei – …e quindi, di che ti occupi?

Lui – Ma anche su questo. Perchè dobbiamo sempre conoscersi per via di professioni, mestieri, posizioni sociali. Non riusciamo ad abbandonare schemi di conoscenza che magari la cultura dominante ci impone. Non so, io proprio non mi sento rappresentato come individuo in un catalogo  professionale o dentro un’etichetta sociale. Stiamo perdendo la complessità dell’essere,  fondando un linguaggio paurosamente semplificatorio. Rischiamo di diventare  ciò che facciamo, una semplice funzione sociale, persone ridotte a mestieri, a fasce di reddito. Trovo tutto questo pericolosissimo per la stessa dignità umana.

Lei – Disoccupato?

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5 risposte a

  1. diLumeriflesso ha detto:

    Humor raffinato e pungente… molto carino!
    Ti auguro una serena Pasqua e ti sorrido

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  2. lalucelunare ha detto:
  3. RosaTiziana ha detto:

    Beh…concordo!
    Perché chiedere la professione…non èmeglio chiedere cose tipo:
    “Ami qualcuno?”
    “Odi qualcuno?”
    “Sei felice?”
    …insomma cose che riguardano la persona e non la posizione.

    Cmq…”disoccupato” mi sembra un’ottima risposta ance per tanti impiegati statali e non 🙂

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  4. dollyboop ha detto:

    Oramai purtroppo…noi siamo ciò che facciamo…o meglio io sono d’accordissima con te una persona è quel che è indipendentemente dalla professione e dallo status sociale…ma il pensiero di massa, ahimè, rimane invariato…

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  5. nomefalso ha detto:

    magari è il caso di incidere nella massa anche a costo d’esclusione. Forse è meglio rischiare l’isolamento per rivendicare ciò che si è in senso lato, piuttosto che accettare la comoda gratuità d’un riconoscimento formale e pressoché anonimo. Adeguarsi a questi standard culturali e umani, significa mandare a puttane qualche centinaia d’anni di lotte per il riconoscimento dei diritti della persona. Vuol dire riformare in modo subdolo e strisciante gran parte delle Costituzioni europee e tornare a logiche corporative e professionali, ad una idea dei rapporti collettivi assolutamente feudale. La così detta “società civile”, che pure tanto ha offerto in questi ultimi anni sul piano dell’attenzione sociale sui grandi temi politici, rischia di implodere in un professionalismo esasperato, consegnando la politica ad una idea a partecipazione limitata e preordinata per professioni. L’esatto opposto della democrazia.

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