L’altro processo. Le lettere di Kafka a Felice. Atto d’amore di Canetti.

E’ bello conoscere  Felice Bauer dalle lettere di Kafka a lei, commentate da Canetti, senza che peraltro   siano reperibili   le risposte  a Kafka, per il sol fatto che andarono perdute. Si legge  tormento di Kafka per un amore volutamente mancato, compensato solo dalla fantasia per aver evitato una supposta  sofferenza a entrambi. In questa continua compressione del fare che certifica la  persistente impotenza di Kafka  in ogni  attività umana che non fosse scrivere, la sua opera diventa esclusivo cunicolo dove l’energia ripiega. E’ probabile che un Kafka più positivo e forse anche meno infelice, non avrebbe prodotto il suo genio e oggi non potremmo raccoglierlo così come la storia ce lo rimette e saremmo un po’ meno ripagati dalla sua felicità.

Il saggio di Canetti è un atto d’amore verso Kafka  incisio nella realtà, a compensazione/sostituzione dell’atto mancato dell’autore praghese verso Felice, rapporto  che di reale ebbe solo la scrittura. Un debito che Canetti sembra accollarsi  e pagare  per  surrogazione.

In questa strana camera di compensazione  noi che leggiamo si resta   ultimi beneficiari di un montante debitorio  che col tempo s’è fatto  ricchissimo.

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