CARO I.S.T.A.T. TI SCRIVO: BAMBOCCIONE, CHOOSY E LA PROPRIETÀ’ DI MAMMA’

Si continua a  dire che oltre il 70% delle famiglie italiane  vive in abitazione di proprietà. Non si aggiunge che il riferimento statistico è “l’unità familiare costituita” demograficamente  e non la persona in sé.  Così, giovani donne e uomini, tra  25  e  40 anni, che per i ben noti motivi di precarietà legati al mercato del lavoro sono  “costretti” a rimanere nel nucleo familiare d’origine, risultano avere un alloggio di proprietà. Sembra una barzelletta. Persone  impossibilitate a potersi creare un proprio nucleo familiare, ad essere autonomi  anche sotto il profilo abitativo, per le istituzioni italiane  fanno parte della schiera dei proprietari di alloggio.  Quindi doppiamente derisi e  penalizzati: non ti considero bisognoso di alloggio perché sei ancora in famiglia e hai un’abitazione. Salvo poi apostrofarti quale “bamboccione” o “choosy”  perché a quell’età sei ancora in famiglia. A seconda della necessità istituzionale che ho di volta in volta di rimetterti addosso le mie responsabilità nei tuoi confronti. Così,   il “Governo tecnico” si aggiudica, fra gli altri, anche  l’imprimatur della  forma più avanzata di “remissione del debito” che teorie religiose e  giuridiche abbiano mai concepito.

In un paese normale, rilevazioni statistiche e demografiche che studiano le complesse dinamiche del mondo lavorativo, dovrebbero rimarcare con pesantezza   che   una persona adulta, che  per crisi economica e responsabilità istituzionali, è costretta ancora presso i genitori,  non ha un’abitazione di proprietà e deve essere al centro di politiche abitative dei governi, piuttosto che ignorata in questa sua fondamentale esigenza umana.

Nei paesi del Nord Europa se un individuo resta in famiglia oltre i 25 anni è  socialmente schernito. Ciò che da noi è ancora letto nel lessico  protezionistico, talvolta deriso e spesso abusato, proprio da chi  dovrebbe farsi carico del problema,   altrove è ignominia  indissolubilmente legata  all’incapacità politica ed istituzionale di provvedervi adeguatatamente.

Associando questo disagio sociale  al precario, al  disoccupato, si presenterebbe un quadro statistico ben più grave,  tanto da stimolare politiche sociali che mettano assieme il bisogno di lavoro a quello di un’abitazione. Continuando a dire che l’80% degli italiani è proprietario di una casa,  si mente  in modo spudorato e si occulta un grave problema umano  oltre  che una precisa previsione costituzionale.

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