Il “parvenu” del terzo millennio

 

Col termine “parvenu”  gli aristocratici francesi indicavano in modo  derisorio  quei borghesi che accedevano a nuovi agi sociali, grazie all’accumularsi della propria ricchezza. Un’ascesa tutta concentrata sui consumi di merci, sempre più diffusi, che pregna i nuovi costumi con l’intima e ridicola ambizione di emulare l’aristocratico. Non punta nè ambisce ad un’alternativa ma il borghese emula, simula, imita.  E’ lo sguardo del servo hegeliano che spia il signore dal “buco della serratura”, ne coglie gli aspetti più materiali e su quelli basa la propria riscossa, imitandolo. Non sono due portatori di valori antitetici a scontrarsi ma il signore e la sua ombra.

 

 

 

Facendo un salto in avanti nella storia, nel territorio italiano del dopoguerra e della successiva ripresa economica,  ritroviamo il “parvenu” degli anni 80/90, ancora con l’eskimo bisunto e  barba incolta, scosso  dal letargo in cui è caduto inconsapevole vent’anni prima. Mentre leggeva   il libro IV de  “Il capitale”,   rapito da Morfeo proprio  al centro focale della “teoria del plusvalore”, fu tonfo del capoccione sul testo. Il sessantottino che mai ha davvero capito un tubo di Marx, d’improvviso si sveglia e con grande  concitazione chiede “A che ora è la rivoluzione? Ho tempo per il cappuccino?”.

 

Se l’originario parvenu imita l’aristocratico, quest’altro  emula il rivoluzionario. Entrambi grossolani ed un po’ patetici ignorano il destino  che la storia del terzo millennio  riserva alla successiva  generazione dei  “parvenu”,  la versione più spassosa.

 

Al pari  dei suoi avi, l’ultimo conio  imita, emula,  si pavoneggia. Qui l’originale imitato è l’atteggiamento positivo, economico e produttivo: fare impresa, creare ricchezza. Egli scopre alla fine del primo decennio del terzo millennio, le virtù salutari della legge economica,  della quale conosce l’aspetto esteriore,  dove la propria attenzione sembra  concentrata,  mentre ignora quasi completamente le sue  pur minime e basilari regole teoriche –  proprio quando l’avanguardia più avveduta del pensiero economico ritiene falso e grossolano che la ricchezza di un paese si possa misurare attraverso il PIL e che lo sviluppo sia sinonimo di ricchezza . Impiegato pubblico piazzato lì dal partito, il nostro  si è laureato con pochi esami e tanti  crediti formativi offerti da  Giovanni Berliguer (del partito) grazie ad una ricca  documentazione controfirmata dal suo diretto superiore (burocrate o simpatizzante di partito o ad esso acquiescente ) valutata con ampia disponibilità dal prof di turno, intellettuale di partito, titolare della tal cattedra alla tal università. Ora egli ha coronato il sogno d’una vita, ha cambiato la targhetta sulla porta dell’ufficio da sig. a dott. Ma non è solo un vezzo di umana debolezza,  la qual cosa riguarderebbe se stesso e si potrebbe anche sorridere bonariamente . Macché,  egli crede davvero nel nuovo status ed esige darne prova. Finalmente può competere con tutti quei figli di papà piazzati dirigenti a destra e a manca negli enti,  aziende e  istituti  pubblici. Al pari dei suoi avi, nel competere egli emula, imita, copia. Ed in questa attività neppure è falsario, al quale si riconosce  un genio tutto suo ed anche un mercato che a volte supera in vastità e valore quello dell’originale. No, egli è un copista e come i suoi antenati è sempre in ritardo sulla storia.  Mentre il mondo intero è angosciato dalla scarsità  delle risorse primarie, da quelle energetiche a quelle alimenterai, egli le sperpera. Per dimostrare a sé e agli altri quanto è meritato quel dott. e per   disporsi  finalmente ad una carriera  dirigenziale, s’inventa un progetto. Ora immaginiamo che sin da ragazzo abbia nutrito un amore sviscerato per la bicicletta, e girato mezza Europa su due ruote. Immaginiamo sia  esperto ciclista e di quanto lo scibile umano possa concepire attorno all’argomento.  Adesso è necessario un salto e far della passione utilità,   trasformare questa sicura conoscenza in business, e tradurre la bicicletta da quell’asfittico ambito retrò un po’ romantico, a strumento di sviluppo  economico.

 

 

Lo immaginiamo così il nostro, uno dei tanti, simile  al suo omologo che mette in piedi il progetto CY.RO.N.MED. Alla fine il progetto ha dato lavoro a conoscenti, alle   solite associazioni di ciclisti che puntualmente ritroviamo tra i destinatari di fondi o fra le consulenze  della Regione, della Provincia e del Comune, enti nei quali il “partito” del nostro è ben introdotto.

 

Il progetto individua  una serie di percorsi extraurbani nell’area mediterranea che potrebbero essere destinati a diventare piste ciclabili. Elenca  quelli italiani  per competenze amministrative territoriali ed elabora una specie di preventivo di massima del costo complessivo per la realizzazione delle ciclabili.

 

Ora, CY.RO.N.MED, che nella sua particolarità ha  uno sguardo mediterraneo,  va ad accatastarsi assieme al progetto nazionale  “bicitalia” e ad altre decine di progetti esistenti e sparsi nella penisola. Tutti finanziati con denaro pubblico e rimasti in gran parte se stessi, cioè progetti, sogni, tratti topografici segnati a colori vivaci  sulle cartine geografiche. Nella sola città di Bari  esiste una fitta progettazione di massima sulle ciclabili, anch’essa realizzata con pubbliche risorse. Se si  somma il costo complessivo  della progettazione, si rischia di scoprire che esso supera  quello  delle opere eseguite e realizzate. E questo perché su 1000 km di ciclabili progettati se ne realizzano 10 (1%) e dato che il costo della progettazione incide  dal 2% al 4%   su quello dell’opera, il conto dello sperpero è presto fatto. E’ la filosofia del rinvio che incarnandosi nel dio progetto   ha pretesa di creare mercato ed opportunità e lascia i cittadini privi di servizi ed eternamente  in attesa di opere: Non provvedo per  quella buca sulla strada perché è in progettazione il rifacimento dell’isolato; non intervengo sui marciapiedi sconnessi ed  inagibili perché ho appena progettato un nuovo quartiere, non sistemo i mercati rionali a rischio di infezioni perché sto progettando la ristrutturazione delle aree commerciali ; e così via. I progetti si sommano a progetti, si sperperano risorse pubbliche ed i cittadini restano in attesa. Intanto si fa “economia” che poggia su di una progettazione che  partorisce  l’1% di quanto ha in gestazione. Capitasse ad una donna, saremmo allo sterminio dell’umanità per via primaria.

 

Un’Italia invasa di progetti, di ponti, di strade, di ospedali, ed ormai anche di piste ciclabili. Bisognerebbe imparare dal Vaticano economia della progettazione, assodato che le chiese sono tra gli edifici col più alto rapporto di realizzazione. Sembrerebbe quasi blasfemo dirlo,  se non fosse  verità e merito  che la Chiesa  partorisce più di tutti l’atteso.

 

 

 

E così ci si fa anche  pubblicità di carattere politico, mentre il progetto giace lì per decenni e la geografia economico-sociale dei territori muta, la morfologia dei percorsi individuati subisce alterazioni per   la presumibile dilatazione degli  insediamenti  urbani o semplicemente il tempo scientifico rende disponibili nuove ed impensabili tecnologie che faranno del progetto un reperto obsoleto ed inutilizzabile.

 

 

 Centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico  sottratti al soddisfacimento di bisogni reali delle persone, dei cittadini e destinati a pochi consulenti, proprio mentre l’inflazione si misura a  due cifre nell’aumento dei beni di prima necessità e la povertà dilaga. E non possiamo neppure quantificare la spesa del progetto CY.RO.N.MED poiché nessun riscontro si è ricevuto a richieste avanzate in tal senso.

 

Tutto questo  significa non aver capito nulla di economia o più semplicemente essere incoscienti. Ecco, l’incoscienza  sembra distinguere  il “parvenu” dei giorni nostri  dai suoi avi.

 

Infine, ricordo a tutta la cittadinanza   interessata che l’art.34 del  D.L. 223/2006 c.d. Bersani, convertito in Legge 248/2006, stabilisce che

:

“Le Amministrazioni rendono noti, mediante inserimento nelle proprie banche dati, accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti, indicando l’oggetto, la durata ed il compenso dell’incarico”.

 

Quindi, consultiamo i siti web istituzionali degli enti pubblici, chiedendo spiegazioni in caso la norma non fosse stata applicata. Meglio sarebbe, in tal caso,  produrre anche  un esposto alla Corte dei Conti ed alla Procura della Repubblica per le rispettive competenze istituzionali.

__________

SI ALLEGANO DOCUMENTI UFFICIALI RICEVUTI DAGLI UFFICI ISTITUZIONALI DELLA  REGIONE PUGLIA

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ELENCO ESPERTI CYRONMED PROFILO A – DETERMINAZIONE DEL DIRIGENTE SETTORE SISTEMA INTEGRATO DEI TRASPORTI 29 novembre 2006, n. 251

Cyronmed, soggetti incaricati

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