Prove di scrittura. Uno due, uno due…

Sul lungomare centoventi persone a manifestare contro l’ecomostro, una sera calda d’estate. Non si respirava e Michele era appena uscito dalla Procura dove seguiva ormai da due anni il caso del mercato ittico. Storie di piccoli abusi che in verità nascondevano una trama delinquenziale molto più ardita ma soprattutto di natura organizzativa davvero sofisticata. Tutto lasciava intendere la regia di personaggi importanti della malavita organizzata locale. Michele  l’aveva intuito e ne  ebbe  anche conferma qualche mese prima durante l’interrogatorio di garanzia di un indagato eccellente. Ma l’architettura probatoria era fragile e l’intuizione investigativa di un magistrato inquirente deve arrendersi ai dati di fatto. Poi bisognava magari approfondire le indagini in una certa direzione, dove sicuramente avrebbe incontrato rilevanti interessi economici a rendere difficile ogni cosa. Conosceva bene il tessuto sociale della sua città, i nomi importanti, gli interessi del borghese medio che non ha mai creduto nella globalizzazione, nelle opportunità offerte dal terzo millennio, dalla caduta pressoché totale di ogni ostacolo alla circolazione delle idee e dei capitali. La borghesia di quella città era retriva, incapace di concorrenza,  ottusa e provinciale. Ed ogni sforzo speso per nascondere    quell’inclinazione  culturale dell’ultima generazione imprenditoriale locale,   sortiva l’unico effetto di smascherarla.

 

Adesso era lì, piccolo e pressoché sconosciuto  magistrato d’una città di mare, col suo amico architetto a pensare su come cambiare questo brutto mondo. Sembravano due ragazzi dai sogni in fermento col futuro tutto da costruire e non  cinquantenni assestati nelle loro vite un po’ pigre e tanto rassicuranti. Moglie, figli, parenti, amici, nulla di più normale, nulla di più opprimente. Era un sentimento  costante che li teneva assieme da ormai quindici anni, mai  confessato all’altro e neppure riconosciuto in sé. Dino  era docente nella  università statale di quella città.   Insegnava  “geometria dei sentimenti urbani”  con l’ambizione di intersecare le linee architettoniche della city,  alle emozioni confessate ed inconsce che esse suscitano nelle persone. Le reazioni dei cittadini alla struttura architettonica del territorio, diventano fulcro di nuovi progetti per modificarla. I suoi studi erano ricchi di approfondimenti sociologici, psicologici e persino psicanalitici. Un giorno di primavera dell’anno accademico precedente, portò gli studenti ad osservare l’ecomostro di Punta Perotti. Una costruzione di trenta  piani a pochi metri dal mare, edificata in frode alla legge, a  suo dire e secondo il parere di tante associazioni e movimenti etici e civici della città. Assieme agli studenti si mise con le spalle al mare  seduto sulla spiaggia, in modo da poter osservare quel casermone dal basso col naso puntato al cielo. Quando furono tutti lì, con i loro corpi disposti ad anfiteatro ed il mare a   proteggerli, Dino pregò i ragazzi di osservare il manufatto di cemento, la struttura, la linea di progettazione architettonica ed assieme  il paesaggio circostante. Lì invitò a fondere tutto nel colpo d’occhio. Uno sguardo d’assieme essenziale per ciò che avrebbe chiesto loro soltanto pochi minuti dopo. Ed infatti la domanda  fu: “Adesso  cercate di raccogliere i vostri sentimenti, le sensazioni che vi hanno occupato in questo breve tempo. Vi prego di scriverle ora, qui.” Il manufatto fu abbattuto qualche anno più tardi, Michele divenne sindaco della città,  Dino   consulente del comune e presidente del comitato scientifico    del “piano strategico” e parecchi amici e parenti dell’uno e dell’altro  trovarono sistemazione e lavoro nell’amministrazione municipale , nelle aziende pubbliche collegate o in enti in qualche modo controllati dal comune.

 

 

Era il tempo traboccato da un decennio di movimenti sociali e impegno civico, un po’ in tutt’Italia. La Puglia raccolse per suo conto gran parte di quella produzione, come se l’Italia fosse una complessa rete  idrica e grazie alla morfologia dei sentieri e dei canali distributivi,  il liquido pompato qui e lì in svariati punti, si raccogliesse per un gioco scientifico quanto fortuito di forze e resistenze,  in pochi e fortunati  siti. La Puglia, appunto, fu uno di quei territori in cui l’impeto e la forza dei movimenti civici raccolse il meglio dei suoi frutti, soprattutto a livello politico-istituzionale.  Michele fu eletto sindaco della città grazie ad  una cordata elettorale che riuscì a coagulare in sé forze politiche tradizionali e movimenti civici. Un sistema vincente capace di  a battere la destra   al comune, provincia e regione. 

 

Un passo indietro.

Michele s’incuriosisce e si avvicina al corteo perlopiù composto di studenti e pensionati. Chiede, scruta  e col suo carattere cordiale ed estroverso fa subito amicizia con alcuni interlocutori che gli spiegano il motivo della loro protesta. L’ecomostro “Punta Perotti” va abbattuto, è uno scempio ambientale,  un’offesa al mare, sfida la  pazienza ed anche la pigrizia di una cittadinanza che per decenni ha consentito abusi edilizi d’ogni genere per via consiliare e la spartizione del territorio tra grossi interessi legati al cemento,  attraverso una reiterata serie di deroghe al piano regolatore della città.

 

Nel corteo c’è anche Dino che Michele intravede in coda. Gli si avvicina.

 

         E tu che ci fai qui?

         Michele, mi sono rotto. E’ ora di finirla, il cemento lambisce ormai la costa. E’ come una lava che sta divorando la città. Sembra  che qualcuno stia organizzando l’elisione dell’idea di spazio. Fra un po’ non avremo più vuoti, cortili, piazze, giardini. Pare una congiura del “pieno”.  

         Esageri.

         No. Rendiamoci conto,   non è solo di una questione architettonica. L’organizzazione degli spazi ha a che fare col movimento delle persone  – grandi movimenti, micromovimenti – col loro modo di ritrovarsi. Implica la postura del corpo nelle soste, nel camminare. Coinvolge la formazione stessa del pensiero umano. Lo costringe ai pieni, alle certezze,  elide gli interspazi, il dubbio. Osserva come camminano le giovani generazioni. Il movimento delle gambe non ha più rotondità sinuosa, è spigoloso, angolare, rettilineo. Se li osservi alla moviola le articolazioni si muovono a piccoli scatti successivi intervallati da soste infradecimali. Movimenti discontinui, interrotti. Si muovono come   robot. Ed i loro jeans attaccati al culo esaltano e costringono quel movimento   meccanico.

         Non cambi mai. Dovevi pensarci trent’anni fa e decidere per filosofia. Ti ostini a questa romantica soluzione interdisciplinare, teorica e affascinante ma perdente. Andiamo al sodo Dino. L’ecomostro è una schifezza, va abbattuto. Però, diosanto, lasciamo perdere Freud, la psicologia e tutto il resto. Voglio fare la mia parte. C’è un comitato, qualcuno che se ne occupa? Non me ne hai mai parlato, come mai sei qui?

         So poco anch’io. Ho letto della manifestazione sulla Gazzetta e ho deciso di venire. Tutto qui. Stamattina dai ragazzi del corteo  ho saputo che già da qualche tempo comitati spontanei di cittadini protestano in diverse forme, ma solo oggi la stampa ne dà conto.  E tu non ne sapevi nulla, magistrato che lavora a due passi dall’ecomostro?

         Non sono obbligato. Poi ho le mie grane con sta faccenda del mercato ittico. Però ho saputo  “en passant”  che si è avviata un’inchiesta penale sulla faccenda dell’Ecomostro. Non si sa ancora nulla di preciso e la stampa si guarda bene dal divulgare notizie che potrebbero ledere   centri di potere. Sempre gli stessi interessi  poi: edilizia, , informazione, mercato immobiliare. E gratta gratta ho il sospetto che dietro al pesce ci siano sempre loro, le note famiglie della città. Forse per questo Il procuratore capo mi ha fatto sapere in via informale che vorrebbe affidarmi “un incarico ben più importante”.

         Mi stai dicendo che ha capito che sei vicino ad uno snodo cruciale dell’inchiesta che potrebbe coinvolgere i palazzinari? Magari scopri pure che il cartongesso delle controsofittature è a base di spine di spigole e  ciambotto(*) . Ah ah.

         Tu ridi

         Non mi meraviglierei,  dato il fetore che regna nei cantieri edili. Poi magari scopri che gli spazi destinanti alle bancarelle del mercato ittico assegnati  dal comune se li spartiscono e li rivendono in una rete sommersa. Un po’ come le scommesse clandestine.

Già, il sistema è molto simile.


 (*) Pesce misto per zuppa

Annunci

Informazioni su nomefalso

Tell people a little bit about who you are
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...