Lettera aperta a Paolo Flores d’Arcais direttore di “Micromega”

Caro Flores d’Arcais,

 

è trascorso oltre un anno da quando le prime strategie organizzative per la costituzione del PD presero le mosse. In diversi modi e con svariati interventi hai sempre scritto  lettere condivisibili nel merito ma sbagliavi il destinatario sulla busta. Ti sei rivolto ripetutamente a Veltroni, assieme a Pancho Pardi, Furio Colombo ed altri eminenti storici girotondini. Il più esplicito fra voi, l’ormai silente Nanni Moretti, è   impegnato nel rito del pavone. Una  insospettata quanto sorprendente  vena vanessa  l’ha consegnato a performance sul mito del sè, all’arte autografica e ad altre eleganti e sornioni autoesaltazioni,   alle soglie dei cinquantacinque anni. Si sa, “la vecchiaia non esiste!” Stigmatizza la tv.

 

 Ma stiamo alla realtà che il bel cinema di Nanni ha sempre colto dal verso più nascosto,  e più irritante per i seguaci della secolare cultura della sinistra che non c’è. Non c’è la sinistra, non c’è la cultura. Le tue ripetute richieste ed osservazioni a lor signori, non hanno mai ricevuto dignità, cioè risposta. I destinatari,   Veltroni, Napolitano e ad altri santoni di non so più quale repubblica, se prima, seconda, terza, – nel senso temporale; o Sudafrica, Sudamerica –  nel senso geografico – Non hanno mai considerato alcunché delle tue preziose analisi. Non sei stanco? Sembra di no, se ancora in questi giorni tu e gli altri girotondini – alcuni ormai  parlamentari – insistete a stracciarvi gli abiti e la pelle in cerca di veltroniana  attenzione. Una manifestazione ed una risposta forte a quanto va accadendo nel nostro paese è improcrastinabile, con o senza Veltroni. Perchè continuare a supplicarlo? Personalmente non l’avrei neppure invitato, meravigliandomi di una sua eventuale presenza, che so, in p.zza del San Giovanni  o nel cortile di Montecitorio. Il problema non sta solo nella merda che luccica, mi si   perdoni la metafora puzzolente, ma quando si parla del Cainano anche quella sfavilla grazie agli specchi truccati dei media. Il pericolo arriva anche dall’Europa:  Gli ultimi provvedimenti in fatto di orario di lavoro (settimana fino a sessanta ore ed in casi particolari fino a sessantacinque),  espulsione coattiva ed immediata degli immigrati clandestini,   sostanziale fallimento del trattato e crisi del progetto di sovranità europea, rinascita dei regionalismi, propensione a politiche protezionistiche in campo economico, grande apertura all’energia nucleare.

 

Ora, Il  frastuono attorno ai temi che riguardano direttamente gli interessi economici (Mediaset) e giudiziari (processo Mills) del Cavaliere, mentre esalta il  fanatismo della paura e del conformismo che vede in Berlusconi il Cavaliere armato contro lo "straniero" di Camus, mette in secondo piano  una preziosa e condivisa  canna profumata ad alto contenuto erotico e resa invisibile dalla meta-informazione. Canna che   Veltroni e Berlusconi fumano  all’unisono e affannati da lunghi e gaudenti tiri, con  eiaculazione pressoché continua. Si tratta del primo assaggio del progetto di privatizzazione di tutto  ciò  – o di quel poco che –   ormai    in Italia resta  pubblico. ( progetto già targato Lidia  Lanzillotta, attuale ministro ombra della Pubblica Amministrazione del PD).  La privatizzazione dei servizi locali già prevista dall’ultimo provvedimento approvato dal Governo, è la reiterazione caparbia nell’ostinazione ed irrobustita nelle pretese, di una politica perpetuata  da   decenni che va  seppellendo economia, ingegno e  cultura solidale  degli italiani: passare il malloppo da un cattivo pubblico ad un pessimo privato  ovvero progetto per la messa in  liquidazione dell’Italia. Siccome il pubblico siamo noi,  casta politica incapace di gestire la cosa pubblica, inetta ed incompetente, passiamo la palla ai nostri omologhi che sotto altro nome (privato) mascherano il medesimo dna di casta: incompetenza, inettitudine. E tutto questo in piena espansione  del liberalismo globale.  Dove tutti si scannano per competere, in Italia competizione e merito  restano coarti  al giogo del più becero protezionismo di casta, familiare, di partito.

 

Non c’è neppure bisogno di leggere qua e lì il blog di Beppe Grillo, o le denunce di  Travaglio, Gomez, Saviano, ecc. Su questo ha ragione Nanni Moretti: ormai si sa tutto, non si hanno più scuse. E’ sufficiente sfogliare le inchieste rai-report sul sito istituzionale, per rendersi conto di quanto i costi dei servizi pubblici    siano aumentati proprio grazie alle privatizzazioni ed alle esternalizzazioni. Non va cercato un paragone nel panorama della geografia politica internazionale per questa Italia, perché sarebbe disomogeneo tra  entità incomparabili. Per questa Italia l’unico raffronto possibile è con modelli sociali e culturali del tempo  storico. L’Italia è stata scacciata nel medioevo.  

 

E non sto qui a ricordarti, caro Flores, tutti i casi delle ex aziende pubbliche passate ai privati per quattro soldi, per poi sottoporle a procedure di speculazione finanziaria e fallire. O la gestione privatistica della cosa pubblica, scegliendo di affidare importanti e strategiche imprese nazionali ai derivati  della casta politico-economica che hanno finito per aggiungere debiti a debiti (F.S., Alitalia, ecc).   Debiti  che lo stato  va ancora ripianando con denaro pubblico e con risorse che dovrebbero servire a sostenere la ricerca che potrebbe alleggerire la nostra dipendenza energetica,  e quella miseria di stato sociale che ancora sopravvive, entrambi  bersaglio di questo Governo.

 

In piazza ci va la gente normale e civile e subito, convinta che alle minacce di Bossi, agli insulti di Berlusconi alla democrazia, alla Costituzione, alla libertà d’una vita dignitosa, si debba  rispondere con la faccia pulita, con milioni di facce pulite. Ma anche con la fermezza e la disperazione di un’Italia, di un Sud, capaci di difendere la propria terra indissolubilmente unita alla  sua Costituzione, anche contro i fucili di cartapesta di Bossi,  pacificamente, da chi sta insidiando nella   lotta politica  il seme malato di gravi conflitti istituzionali, servendosi di un  populismo da Sudamerica e  paventa  guerra civile,  pur di non sottoporre il proprio operato di “comune  cittadino”  alle leggi dello stato ed agli organi che devono garantirne l’applicazione.

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