Mi abbracciavi come poche volte è accaduto. D’impulso, seguendo una supplica,  nostalgia nel mio sguardo.  Ed io mi accucciavo sul tuo petto a cercare un rifugio dal mondo, spingendo indietro il tempo  fin dove non si può. Poi la sveglia ha suonato le sette e un quarto e le campane della chiesa a seguire, maledette campane. Ed un vomito di lacrime mi si è bloccato nell’esofago. Come una fogna otturata. E lì è riamasto per un paio d’ore, anche dopo il caffè. Solo avessi  mostrato la ferita quando c’eri, smascherata la supplica dal cipiglio duro del mio viso,   quante volte mi avresti abbracciato? E non sarebbe il sogno adesso un tormento, è così?

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