L’idraulica del tempo

Immaginiamo il tempo relativo  distribuito come un sistema idraulico, dove il liquido disponibile è infinito:  Il tempo assoluto. Esso   era prima che nascessimo e rimarrà dopo la nostra morte.  La struttura che lo distribuisce relativizzandolo,  è una  complessa rete  formata dalle azioni di ognuno. Il tempo fluisce in relazione alla velocità del gesto umano. Se per compiere un atto od una successione di azioni si impiega meno tempo di quanto se ne  spenderebbe imprimendo meno energia, si ha la sensazione di aver risparmiato tempo. Ma il tempo sottratto ad un gesto  lo si usa per altre azioni, cercando di risparmiarlo ad ogni passaggio. Così, le ventiquattro ore giornaliere restano sempre quelle ma la quantità di azioni compiute risulta accresciuta. L’energia spesa aumentata, il tempo di sosta diminuito, il consumo o la produzione  di cose accresciuti. I risparmiatori di tempo  sono quasi sempre meccanismi tecnologici ed organizzativi. Alla fine di questo processo il tempo relativo complessivamente speso aumenta anziché diminuire.

Il sistema di erogazione dell’acqua nelle città funziona allo stesso modo, così come la circolazione  veicolare, con l’unico distinguo che più acqua fa bene, più traffico no. Se si aumenta la capacità della struttura di diffusione (tubi o strade) il flusso d’entrata cresce (acqua ed auto),  ipotizzando illimitata la quantità disponibile in entrata. Infatti aumentando la capacità della rete viaria il traffico non diminuisce e la velocità non aumenta e  si adegua alla nuova disponibilità: verranno costruite più auto o più acqua entrerà nella rete idrica. La velocità media del traffico non aumenta ed anche se in certi particolari casi risultasse appena superiore, il tempo risparmiato sarà speso per altri gesti umani finalizzati  al consumo di merci/energia. In ogni caso aumenterà l’energia spesa per costruire o ingrandire  la struttura e   quella personale per utilizzarla, mentre  l’impatto ambientale conseguente risulterà più severo . Il tempo risparmiato quasi mai è destinato al riposo , all’ozio giocoso, all’assenza di produzione.

Ne consegue che chiedere più tempo senza diminuire le azioni umane nell’unità richiesta,   o più strade senza il controllo dei flussi veicolari d’entrata, non serve a  renderci la vita migliore ma al suo opposto. S’innesca un circuito per cui le strade, il tempo,  si riempio di nuove  auto o nuovi  impegni, sicché la  sosta e l’ozio a impatto zero sull’ambiente risultano le attività umane sempre più marginali. Il questo sistema altamente ansiogeno,    molti psicanalisti hanno rintracciato le cause dello stress nelle grosse città ed il massiccio  ricorso  a procedure terapeutiche d’appoggio.

Basterebbe impiegare il tempo risparmiato  – grazie a nuove procedure tecnologiche –  in assenza,    ozio od in  attività a basso consumo energetico, per spezzare la spirale tempo disponibile/azione/stress. 

Un contributo comportamentale individuale a beneficio di se stessi  e dell’ambiente grazie al conseguente risparmio  energetico nelle sue tre fasi:  produzione, consumo, smaltimento.

La circolazione delle auto funziona allo stesso modo. Per ridurre lo stress da circolazione è sufficiente ridurre drasticamente gli accessi di auto private ai centri delle città, potenziare i servizi pubblici e costruire parcheggi in periferia. Il tempo/città va sottratto al tempo/auto  e deve   tornare tempo umano. In verità, quest’ultimo  ha già  imposto il proprio ritmo all’auto nelle città, costringendola ad una velocità di spostamento pari od inferiore a quella umana. Un segno di come la natura costretta da pressioni insopportabili, esprime tutto il proprio carattere autoritario.

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