A Sabina Guzzanti

Cara Sabina,

tutta la mia solidarietà per la vicenda vilipendio. A me pare che il papa venga trattato  come una specie di orsacchiotto da lunapark:  mentre lo punti come massima autorità religiosa che si intromette nelle questioni politiche e civili del nostro paese, che viola  l’indipendenza dei cittadini e dei loro rappresentanti vantando primogeniture di pensiero  nelle  strutture laiche e culturali,   ricompare come capo di stato.   Tu credevi di esprimere una legittima critica, largamente condivisa, nei confronti di un abuso inaccettabile  che  un’autorità religiosa  diffonde ormai con insistenza diuturna in  uno stato laico e sovrano, ma ti ritrovi ad aver insultato un capo di stato straniero. Lo avessi fatto nei confronti di  saddam hussein  ti avrebbero insignito con medaglia d’onore al merito. Tant’è, non si sa più come celare l’attacco alla libera espressione.

L’ideologia pret’à porter   di Tremonti  – dio patria famiglia – è tanto obsoleta quanto insidiosa. Questo governo ha iniziato caparbiamente la sua reale applicazione. Raccoglie il meglio del becero e del moralismo spiccio per tradurlo in consenso politico al  parassitismo industriale. Piano Marshall del terzo millennio che dovrà salvare le imprese anzichè le persone dallo sterminio che il  liberismo sfrenato – non una guerra –  va seminando  nel vecchio continente e nell’economia occidentale. Una ideologia riverniciata alla men peggio che poggia tutta la sua forza sulle differenze etniche e religiose ( e lavora su tutti i presidi educativi e religiosi) con la spernza di aprire uno steccato invalicabile col sud del mondo,  medioriente ed indocina. L’idea di Tremonti   – che neppure nasconde riserve nei confronti della Unione Europea – è che tutto (moralismo, religione, educazione, autoritarismo, censura, ecc)   si traduca in protezionismo economico e magari anche in conflitto bellico tra occidentali e resto del mondo. Tutto accade in questi giorni,  proprio mentre i più responsabili capi di stato hanno voluto sottolineare che l’11 settembre non segna l’inizio di una guerra di civiltà ma rimarrà il simbolo tragico d’un generale disagio cui ha condotto il liberismo sfrenato ed una globalizzazione ingovernabile.

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