Il buio di notte – Giampaolo Rugarli

Protagonista è il  poliziotto Mario Rossi alle soglie della pensione nella città di Milano. Il romanzo è costruito  su di una particolare architettura del racconto, quasi a voler evocare la funzione formale ed  amministrativa della scrittura e della parola: l’allegato. Il poliziotto  è chiamato ad indagare  sulla morte poco chiara  del vescovo Monsignor Azimont, prelato a capo di una fondazione benefica ma che in realtà si occupa d’ogni tipo di affare, dal commercio di armi a quello di droga, al riciclaggio di cibi scaduti, ecc. Il  singolare  nome  della organizzazione che vale un  presagio è anche tono  della amara   ironia che serpeggia in ogni accadere del romanzo:  "In Hac Lacrimarum Valle" .Cuore del sistema d’affari e del racconto è una potente finanziaria dove il denaro arriva  per essere reinvestito in ulteriori business. Tutti i personaggi ruotano attorno alla fondazione che, a guardar bene, è pretesto narrativo per mettere a nudo l’abiezione umana, fuori d’un impossibile  patteggiamento retorico. Ogni passaggio è un "allegato" alle memorie che Mario Rossi va scrivendo nell’ultimo periodo di servizio presso il suo commissariato. I ricordi di gioventù s’intrecciano alle vicende del caso Azimont.  Ma  neppure lì si scorge un  contrappeso alla miseria umana che il corso dell’indagine svela col progredire. Anche nel rievocare gli anni più fervidi della sua vita, Rossi annota sullo stesso registro disillusione, amarezza ed abuso materiale e morale della buona fede e dei sentimenti altrui. Si potrebbe dire che sia il tradimento il vero protagonista: da come i diversi personaggi ne abusano fra loro, osservando quello del clero nei confronti degli stessi principi religiosi ed umani su cui fonda. I tradimenti politici e amministrativi, poi, spiccano per la intrecciata complicità degli uni con gli altri a danno delle povertà più misere. Infine,  anche l’amata Luisa che Mario Rossi non ha mai smesso di cercare, a volte nella pura fantasia, ha tradito. Lo ha fatto in modo così radicale che il  suo nome ora indica  un’altra persona. Un’altra Luisa  congeda il lettore e   infila  una speranza  nel buio di notte.

Pregio letterario potrebbe sicuramente annotarsi  per i diversi stili usati nella  trascrizione delle  rispettive  memorie dei personaggi principali,  indirizzate alla vittima Azimont, da lui  sollecitate quando ancora in vita.  I testi  entrano in possesso di Mario Rossi il quale, a sua volta, li riporta come “allegati” alle proprie memorie.  In verità gli stili non sempre riescono a stabilire una particolare forma  in conformità alla struttura caratteriale del personaggio estensore e del suo vissuto. Ma il tentativo,  a volte anche riuscito, è già in  sé pregio d’una scrittura che, se  eccede la forma del romanzo, non si lascia confinare in quella del diario e propone un’articolazione molto varia di elaborazione letteraria, consentendo al “linguaggio parlato” di assumere forte dignità nel testo scritto.

Il buio di notte, può essere  metafora  quanto "In Hac Lacrimarum Valle"  ma è anche una condizione periferica in cui diversi personaggi si rifugiano o tentano di farlo, come la vittima Azimont. E’ l’assenza di luce eccessiva, del bagliore centrale del potere che consente di riscoprire le stelle, una direzione, la speranza. E’ la risposta al cinismo  disincantato, alla rassegnazione.

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