Resoconto

 Michele c.   ascolta Vito di fronte  che racconta  dell’uomo ritrovato a pezzi nella valigia. Ha l’aria      di un bambino incantato, con quei denti sporgenti sempre in primo piano,  una specie di smorfia caricaturale. La sua bocca ricorda la prima fila delle grandi occasioni.  Guardo lui e Michele d. che mi sta di fronte.  Ascolto quel fatto di cronaca  che non avevo sentito. Sorseggio la mia cioccolata calda, giro appena la testa verso Vito che mi sta di fianco ed un mare in tempesta, un gioco di nuvole vaporose dal grigio al rosa pallido sopra la sua testa  rubano lo sguardo.  Oltre la grande vetrata del bar Pellechia avviene la natura nella sua maestosità e   sputi  bianchi  schizzati contro il frangiflutti a pochi metri da noi, pare di toccarli.  Resto incantato da quel filo d’orizzonte che solo ieri ha partorito altre duecento anime in fuga da chissà quale miseria, accatastate a Lampedusa. Vito dice che non è cosa di soldi, che la donna l’ha ammazzato per chissà quale indole violenta, cose  d’istinti primitivi. I rumeni so tosti, dice, imprevedibili, sanguigni. E Michele c. finalmente chiude la bocca per  una ricognizione dei pensieri di qualche secondo. Poi s’infila in una comparazione tra polacchi e rumeni che vede i primi molto più composti e civili, anche nella stessa povertà. Credenti i polacchi, molto credenti. Allora inizio a parlare di Varsavia, di Cracovia, dei miei andirivieni nei paesi dell’est. Di come ci somigliano i polacchi, come noi del sud,  pigri e credenti . Ci separano forse una ventina d’anni di malizia. Il dopoguerra come spartiacque tra il comunismo,  femminino protettore  asfittico dai figli rachitici e noi altri costretti a ribellarci presto allo stato, alla chiesa, al denaro. Ed ora tutti qui, i miserabili del mondo, sotto questa tetta arida, avara, succhiata all’inverosimile. Un femminino che non nutre più, espelle figli ed abbandona. Una terra svuotata nelle fibre. E quando Michele d. interviene e ricorda tutta quella brava gente che qui lavora umilmente e onestamente, soprattutto lavora con la nostra merda, mi ricordo del debito verso Michele c. Un montante con  trent’anni di interessi passivi al carico. Perché gli portai via la donna? Perchè oggi sento forte il bisogno di dirgli che fui davvero uno stronzo? Perché ci sto così male se non glielo dico? Pensavo di farlo prima, una specie di pubblica confessione fuori tempo massimo. una cosa tra il patetico ed il retorico. Ed è proprio sul  registro derisorio che va giocato il risarcimento. Fui pesantemente fiero d’averlo ferito. Se lei voleva me un po’ più di quanto io volessi lei ma  quasi quanto lui la voleva, mi sembrò tutto in ordine, legittimazione  allo sfregio.

Niente di personale amico mio, era  metastasi esterna,  primo livello  d’un lungo cammino   autodistruttivo. Si inizia col  corrodere  l’altro quale  immediata periferia per non aver più nulla da distruggere fuori di sé . Poi ci si concentra  sul lavoro d’eccellenza.

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2 risposte a Resoconto

  1. Daphne76 ha detto:

    Certi segreti non sono da rivelare mai.

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  2. nomefalso ha detto:

    infatti invento spesso miscugli di realtà e fantasia. L’esito non appartiene nè all’una nè all’altra.

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