Pedofilia

Cosa intendiamo per “pedofilia”? Ci sono persone che abusano i bambini e vanno duramente punite. Ciò non  esime dall’indagare  i motivi di   devianza, anzi  obbliga a farlo. Si tratta sicuramente di una sessualità malata. Ma  la sessualità non è un mondo conchiuso, causa ed effetto di se stessa. Essa è indissolubilmente legata al mondo emotivo dell’individuo, ai sentimenti, alla sua stessa storia. L’alterazione emotivo-sentimentale,  come il  buon vissuto, ha dirette conseguenze nella sfera sessuale. Negative  la prima, positive  l’altra. Prediligere il rapporto –  prima emotivo e poi sessuale –  con individui immaturi quali i bambini, è confessare la propria stessa immaturità e denuncia una forte  difficoltà ad  affrontare  rapporti relazionali paritetici. Spesso il pedofilo è un bambino che vive un corpo adulto. Naturalmente nessuna giustificazione sotto il profilo etico, sociale e giuridico. Ma dobbiamo indagare e  tentare di capire, sia  per non destinare le misure    repressive al fallimento che per individuare  i più adeguati interventi preventivi e curativi . Dunque il pedofilo è un bambino con vissuto,  malizia, forza fisica, cinismo di un adulto. La sua pericolosità sta proprio qui, nel modo in cui egli  ritiene  paritetico il proprio  rapporto con i bambini veri. E’ un bambino bloccato nella sua crescita emotivo-sentimentale     e va sbloccato. La figura che mi viene in mente è quella di un bambino che si ferma davanti ad un muro ed una nebbia fitta non gli consente di vedere oltre. Ma lui neppure ci prova a guardare poiché sembra intaccata la sua curiosità, il rapporto col futuro, l’idea stessa di crescita. Vive in uno stato fobico  contrapposto al naturale scorrere della   vita e predilige lo status quo come rifugio da ogni pericolo.  Questa è la sua realtà fantasmatica che ogni giorno convive e si scontra con la sua vita reale, fatta anche di relazioni con altri adulti. Ma  queste sono da lui vissute    in modo inadeguato col crescere del grado di prossimità e di intimità dei rapporti. Ed infatti  non maturano mai davvero, e la fobia assume la funzione di guardiano del suo mondo infantile nel quale intimamente continua a vivere. Lì cerca  e coltiva  le vere relazioni. Spesso egli crede di amare la sua vittima e trova naturale la prossimità intima fino all’atto sessuale. Un mondo fantasmatico squilibrato sul lato  del piacere dove la censura della norma  lavora male e con poca efficacia, quasi sempre intercettata ed offuscata  nel  delirio di onnipotenza del dio-bambino.  

 

Altro è lo stupro e la violenza fisica, l’atto predatorio occasionale  di cui si parla in questi giorni. La pedofilia cerca vittime molto più piccole e nell’ambito di conoscenze, spesso anche familiari. Cova e si alimenta  in un rapporto, per quanto malato, ma pur sempre in un rapporto  con la vittima. L’atto predatorio fonda sulla violenza fisica, su costrizione e  minaccia. La pedofilia sulla pressione psicologica e sulla persuasione. Confondere le due fattispecie di violenza destina al fallimento ogni tentativo di rimediarvi. Individuare stessi rimedi per due cose così diverse e solo sul piano repressivo,  consegue il triste risultato di una  rassicurazione illusoria  mentre le vittime potenziali restano sempre più insicure e non protette.

Un modo di affrontare  problemi così delicati che mette tutti di fronte a quel muro con lo stesso empasse psicologico del bambino che oltre la nebbia si rifiuta di guardare.

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