L'ospitalità è un mito? – Di Donatella Puliga

Un libro che dovrebbe far meditare. Xenia nel tempo che ci è padre, quando gli uomini non concepivano il valore della civiltà trasceso da quello umano, non era un’opzione, un segno di cortesia ma un precetto che distingueva la pace dal conflitto. Non si poteva imbrogliare. Offendere l’ospite (in senso attivo o passivo) equivaleva ad una dichiarazione di guerra tramandata per generazioni.I “symbola” scambiati dagli ospiti rappresentano l’immortalità dell’ospitalità nelle storie familiari che  le generazioni si passano  come una staffetta. Nè spazio nè tempo ne usurano il valore.

La modernità inventa questo concetto di “civiltà” così ambiguo e limitato, piccolo e plastico da modellare sul verso d’ogni incrinatura che la storia via via assume . Un’idea di convivenza “leggera” (liquida?), con impegni contingenti e mutabili. Bauman nel suo “L’arte della vita” mi pare ne sveli tutto l’inganno.

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