Giustizia e ricatto

nulla di nuovo , il ricatto sembra la chiave di volta della politica italiana degli ultimi 20 anni. Tra partiti come fra istituzioni. In questo brodo culturale le “strategie del fango” hanno consegnato il paese ad un manipolo di spregiudicati faccendieri, corrotti e corruttori ,  taciuto ogni debole tentativo di ribellione poi sepolto nell’acquiescenza vile di tutti. Nessuno escluso, neppure  quel  perbenismo di modo dei “professori” che   contraddice un sostanziale “essere per bene” :  il  “professore” dovrebbe stupire  e staccare egli la spina denunciando come indegno un simile ricatto. Sarebbe un elementare atto di civiltà, o di cristiana pietà, di fronte a milioni di persone ormai alla fame ulteriormente vessate dalle recenti misure del Governo. Ma le caste e le mafie reggono le redini di questo malandato calesse, trainato da un popolo sempre più “bue”,  al comando del cocchiere di turno. Che sia un prof. un cav. o un dott. non sembra fare differenza. Tanto vale tentare con un buon contadino, se non altro rappresentante di una categoria fra le  poche che assicura  sopravvivenza a tutti  per un reddito da fame. Un buon contadino col suo rapporto privilegiato con la terra troverebbe forse  l’antidoto a questo sistema allucinogeno fatto di comunicazione/percezione  per   riportare lo sguardo sulla realtà e ridare dignità ai valori umani.

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