Ancora sullo stupro

Probabilmente l’articolista non bada che tutto questo  accade in Italia, cioè  in una Repubblica parlamentare divisa nelle diverse funzioni istituzionali. Quella della Giustizia,  che viene amministrata in ossequio alle leggi predisposte dal  Parlamento eletto dal  Popolo sovrano. Questo è il sistema circolare nel quale Popolo, Parlamento  e Giustizia non interferiscono nei rispettivi poteri/prerogative. Sostenere dalle colonne di un giornale libero e democratico che è bene che i magistrati (quando emettono sentenze, prendono decisioni, si dedicano alle loro funzioni istituzionali) sappiano che il popolo è attentissimo a questo o a quel tipo di reato, è un po’ tentare di  influenzare l’operato della Magistratura, ergendosi a rappresentante dell’opinione pubblica su una questione talmente ovvia che non andrebbe sprecato neppure una riga per ribadirla: la violenza sessuale (che annovera in sè comportamenti delittuosi  dalla “toccatina” allo stupro) è un reato aberrante e va severamente punito. Chi potrebbe dirsi in disaccordo?  Men che mai un magistrato, posto che nell’esercizio delle sue funzioni egli possa (ma non può) esprimere giudizi morali o politici su una norma di legge o addirittura applicarla secondo una personale visione filosofica  del mondo, della morale, della religione, ecc. Questo non è il mestiere del magistrato. Egli applica la legge, anche quella che non condivide e se non lo fa la infrange. Dunque, il monito, casomai , andrebbe rivolto al legislatore  affinché definisca misure normative sempre più attente alle esigenze delle vittime dei reati ( a quelle della violenza sessuale in particolare) non soltanto nella fase “repressiva” , quando il misfatto è stato commesso,  ma durante il normale svolgersi delle relazioni sociali e familiari. Questo dovrebbe richiedere al legislatore (e non alla magistratura)  un giornalismo che  avesse a cuore le vittime almeno un po’ di più di quanto tenga alla diffusione del “bel pezzo” e della propria opinione ed al proselitismo che ne consegue. E’ bene ricordare che più dell’80% delle violenze sessuali viene perpetrato in famiglia e fra conoscenze e frequentazioni  di prossimità  (fonte associazioni delle vittima della violenza sessuale). Di queste si stima vengano denunciate meno del 10% . Ma i media e l’opinione pubblica in genere, preferiscono  puntare dito ed attenzione sul “mostro” di turno, assecondando l’innato ma erroneo senso  di autoassoluzione individuale e collettiva, per allontanare da sè  quella orribile possibilità che sta dentro l”umano stesso, dalle viscere del suo nucleo associativo più intimo e primitivo. Dunque non del “mostro” occasionale ci si dovrebbe preoccupare quanto del normale-perverso che oscilla in ogni essere umano.  Ecco dunque l’importanza centrale della  funzione preventiva non della pena ma dell’educazione  che si snodi tra  comunicazione e formazione di cittadini consapevoli, genitori e formatori. Il sistema di informazione sembra invece  prediligere  il messaggio  più comodo che maggiori  consensi attiri, quello cioè  che  punta sul sistema immaginifico dell'”altro- cattivo”  su cui si scaricano non solo le personali frustrazioni ma soprattutto la perversione che sta dentro e non fuori la società così detta “normale”.

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