DIO, TAV E CONTROTAV

Francamente resto molto colpito dalla assoluta quanto presunta ovvietà delle buone ragioni a favore del TAV. Ragioni mai di fatto dimostrate ma diffuse come sacra verità d’origine divina – diciamo come la Sacra Sindone? – E dunque, chi si oppone a quella sacralità indimostrata perchè, appunto, radicata nella trascendenza, deve risalire la china con i pochi strumenti della razionalità laica e dover convincere i religiosi, anche quelli in buona fede, che l’opera è dannosa, inutile, antieconomica. Che distrugge risorse energetiche, ambientali ripagando con le moderne forme di schiavitù, nominate  “lavoro retribuito”  come  metafora impertinente,  gli abitanti e l’economia della Valle. Se poi da vent’anni si dimostra in modo puntuale ed inconfutabile da parte di esperti e di istituzioni scientifiche, che nulla hanno a che fare con la Val di Susa, le buone ragioni dell’inutilità dell’opera, allora questi vengono additati quali miscredenti oppositori dell’infinito sviluppo economico, retrogadi, o faziosi. Insomma, i pro-TAV assunti a divino non hanno bisogno di dimostrare alcunchè, gli altri restano meschini difensori di interessi localistici e nemici del progresso. Qualche esempio qui  poi  qui  e  poi qui Francamente non riesco a comprendere chi sia davvero affetto dalla sindrome di Nimby, quelli che dimostrano in modo imparziale e  con documenti scientifici le loro ragioni o gli altri che difendono strenuamente  l’orticello culturale di prossimità per motivi economici di parte, cioè aziende legate a fazioni politiche (CMC, ROCKSOIL, IMPREGILO) ed  infiltrazioni camorristiche.

Nella sua infinità pietà, Dante infila Ulisse fra i “consiglieri fraudolenti” nel  canto XVI dell’Inferno, condannato assieme a Diomede a bruciare in eterno nella stessa fiamma biforcuta. In verità, applicando rigorosamente il suo “contrappasso”, il Poeta  avrebbe dovuto punirlo  al pari  Satana e scaraventarlo nelle più remote  profondità della terra, poiché osò sfidare il limite divinamente imposto delle “Colonne d’Ercole”, il Verbo. Ma il primato del male era ormai stato assegnato e non si poteva rifare tutto daccapo compromettendo la struttura della “Commedia”. Sorge dunque un dubbio sulla sorte di Monti e Napolitano nell’Aldilà .Se  quel primato è ormai irrevocabile bisognerà rassegnarsi a soluzioni alternative.

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