Mafia, Cassazione annulla la condanna d’Appello per Dell’Utri. Processo da rifare

questa sentenza è già stata scritta.  L’Italia è un paese nelle mani della  corruzione e della mafia,  grazie alla collusione della  politica. L’informazione regge il sistema come i servi il signore. Nulla di nuovo all’orizzonte.

Assoluzione/prescrizione  per Andreotti. Assoluzione/prescrizione per  Berlusconi. Assoluzione/prescrizione  per Dell’Utri.  Nessun mandante per il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro. nessun mandante per le stragi di Milano, Bologna, Brescia. Nessun mandante per gli attentati a Falcone e Borsellino e  Nicola Mancino “non ricorda”. Ministro degli interni, un mese dopo l’attentato a Falcone  del  23 maggio 1992 incontra Paolo Borsellino (1 luglio 1992 )  ma  non può dire di cosa parlarono, non può raccontare i veri motivi per cui i due attentati furono ordinati nè chi, nelle istituzioni italiane,  sapeva e poteva intervenire per evitarli . Perchè l’ex ministro degli interni Nicola Mancino “non ricorda”. Ma   per la Procura di Palermo c’è certezza di quell’incontro.     Questa è solo una breve e sommaria esposizione della  vera violenza.  A confronto le sassaiole dei cortei è leggero carnevale.

Non c’è dubbio, la politica è altro dalla magistratura e non si può confidare sulla seconda per legittimare la prima. Chi ha seguito o conosca la storia degli ultimi trent’anni del nostro paese, però, sa bene degli intrecci profondi e di potere tra i mille rivoli della politica, i privati interessi illegittimi tutelati e promossi attraverso abusi di potere di cui tutti sappiamo: dalle organizzazioni deviate all’interno delle istituzioni, a Gladio  alla P2 P3 P4  (che sembra trigonometria del pus ) ai processi corrotti, alle stragi impunite, alle assoluzioni odiose,  alla corruzione diffusa, al debito pubblico quale montante di tangenti ed evasione fiscale. E a tanto altro ormai arcinoto e documentato da una  fitta letteratura che mentre premia in altre parti del mondo  il coraggio di chi la scrive, dequalifica l’Italia,  uno dei paesi più belli per quanta cultura la sua storia ha saputo produrre. In questo scenario un normale cittadino, di media intelligenza, dalla moralità mediana, moderato fino a midollo, s’è fatta un’idea precisa, realista  e per nulla qualunquista della nostra società e di come vengono gestite le istituzioni ormai solo formalmente democratiche e repubblicane (signori e signorotti,  re e i vicerè abbondano ovunque ). Quest’idea, giustamente ed in modo per nulla opinabile, non risparmia e non deve risparmiare quella parte della magistratura che si presta in tutta evidenza a connivenze con il malaffare politicamente ben rappresentato. Quel cittadino non ha bisogno di una sentenza giudiziaria  per emettere il suo personale e legittimo verdetto politico su come le istituzioni (parte di esse, ovviamente)  –  quella giudiziaria compresa – vengono gestite e su come esse molto spesso si dispongano al servizio del malaffare, della criminalità organizzata. Senza una rete “istituzionale” le organizzazioni malavitose non potrebbero infiltrarsi così stabilmente nelle maglie economiche, sociali , politiche ed istituzionali. Senza la compiacenza dei poteri e delle funzioni istituzionali, neppure la politica potrebbe costruire una rete di protezione  così potente dell’illecito diffuso. E’ sociologicamente provato che tutte le istituzioni (parte di esse, ovviamente) concorrono con la mala politica affinché l’illecito trionfi e continui a dettare l’agenda dei governi, anche di quelli tecnici ed apparentemente neutri.

E’  l’Italia che piace agli italiani. Altrimenti l’avrebbero rigirata sottosopra come un vecchio straccio.

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