Europa politica. Per chi?

La nuova “Europa politica”, di cui tanti sottolineano l’esigenza (Massimo Cacciari in testa), credo abbia lo scopo principale di superare limiti e contrasti degli stati membri con cessioni sempre più ampie di sovranità , per addivenire ad una “Costituzione europea” agile,  con presidi decisionali snelli e ristretti, sempre più aderenti alle caratteristiche organizzative ed alle esigenze di un’azienda commerciale, di una S.p.a. All’interno degli stati nazionali un sistema simile già prevede accorpamenti di comuni (città metropolitane) lasciando le decisioni nelle mani di gruppi dirigenti sempre più ristretti, restringendo ed a volte soffocando  la rappresentanza democratica. C’è una sottile ma tenace relazione fra l’accumulo della ricchezza nelle mani di un numero sempre più esiguo di persone e gruppi e le strutture istituzionali deputate a compiere le scelte politiche fondamentali, da cui andranno a discendere conseguenze non più contrattabili a livello europeo, nazionale, locale. L’Europa politica che si chiede non è l’Europa dei cittadini e neppure degli Stati, quest’ultimi ridotti a ruolo di meri esecutori dei mercati finanziari, a loro volta espressione di quell’1% detentore della ricchezza che deciderà per tutti, attraverso un congegnato sistema di “scatole cinesi”. L’Europa unita che chiedono i cittadini in tutte le piazze ormai da mesi è un’altra, un’Europa ad alto tasso partecipativo che scardini le vecchie logiche di democrazia rappresentativa ed innovi l’assetto istituzionale dei paesi membri e della stessa Europa con dosi sempre più massicce di democrazia partecipata direttamente da donne e uomini che questa Europa compongono col loro corpo, con i sentimenti e  le passioni tipiche dell’essere umano. La nuova Europa non può essere la sintesi istituzionale di altre istituzioni sempre più distanti dai cittadini, spesso neppure elette ma nominate da un sistema di potere a democrazia limitata. La recente modifica all’art. 81 della Costituzione (obbligo del pareggio di bilancio dello Stato) e quella dell’art. 18 costituiscono solo i primi passi di un ampio disegno strategico. Dobbiamo riflettere seriamente sul destino che attende la democrazia ed assumere sin d’ora la giusta posizione di cittadini consapevoli ed uscire dal ricatto crescita economica=decrescita diritti del lavoro, umani, ambientali. Decrescita generalizzata  della dignità umana.

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