La bici non è un business. #Salvaiciclisti , occhio al furbetto

La mobilità sostenibile non è uno slogan propagandistico per accaparrarsi consenso, specie in questo periodo di campagna elettorale. E’ una cultura di convivenza , prima ancora che un progetto tecnico. Le “zone 30” ed i provvedimenti per la moderazione della velocità veicolare a motore , e tutte le misure indicate nel “libro rosso“,  sono il cardine su cui poggia quella cultura. Bisogna avventurarsi nei progetti di cambiamento culturale e strutturale senza timidezza, senza timore di scontentare chi quella cultura non condivide. La democrazia è scelta e partecipazione, progettazione di modelli alternativi l’uno all’altro  La politica che vuole tenere tutto assieme, in nome di una falsa e mal interpretata idea di “tolleranza”, è l’antico, la postura intellettuale che ha ostacolato il progresso civile in nome dell’idea scambista tra consenso e rivoluzione. La si chiami rivoluzione dolce, rivoluzione civile, rivoluzione etica, rivoluzione culturale o semplicemente rivoluzione, non cambia la necessità di schierarsi per una scelta netta e consequenziale: stare da una parte e scontentare l’altra. Stare con ciclisti e pedoni e scontentare il medioevo dell’auto e della mobilità a motore nel cuore delle città, è una scelta intelligente . Questo è il sistema di pensiero del futuro, quello che ci sdoganerà dall’empasse delle lobby e delle caste, consegnando l’agire politico alle necessità dei cittadini e, come nella polis greca, una scelta sarà buona quando promuove il bene privato ed il bene collettivo assieme. La mortificazione dell’uno o dell’altro li offende entrambi. Nel suo piccolo la campagna #salvaiciclisti contribuisce a stimolare le amministrazioni verso questa strada. La mobilità dolce non è un’attività lobbistica , non deve tradursi in un buon pretesto per promuovere se stessi ed il proprio settore commerciale, professionale e privatistico dietro il simbolo #sic. Si diffidi di chi indirizza l’ente pubblico sulla strada di una costosissima progettazione preliminare, promozionale, pubblicitaria, propagandistica che solitamente costa al cittadino 100 e si traduce in servizi alla ciclabilità del valore di 1. Siamo dell’idea che prima di spendere centinaia di migliaia di €uro per la formazione, la costituzione e il mantenimento delle figure di mobility manager, l’ente pubblico debba prioritariamente provvedere a mettere in sicurezza le città e le sue strade, diffusamente inadatte alla ciclabilità.
#Salvaiciclisti (hashtag twitter) è un’idea, non un’associazione strutturata e non ha rappresentanti nazionali o locali. Chiunque ne condivida filosofia e programmi può aderirvi usando tutto il materiale disponibile sul sito nazionale – http://www.salvaiciclisti.it/ – per promuovere iniziative presso enti, istituzioni pubbliche e private. #salvaiciclisti è dei cittadini in quanto tali, fa parte del diritto di cittadinanza e nessuno potrà arrogarsi il diritto di aver detto l’ultima parola in fatto di ciclabilità. neppure i promotori, enti ed associazioni quali FIAB , LEGAMBIENTE,  ANCI, COMUNE DI REGGIO EMILIA, possono rappresentarla pur avendovi aderito.

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