LETTERA A DARIO FO – PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA

IL GRIDO DI DARIO

Caro Dario,

l’ignoranza di questa gente, più insulsa che arrabbiata, spande dalle colonne di quasi tutti i quotidiani, voce assordante di radio e TV di questi giorni. Ascoltala, ora scrive da “Il Fatto Quotidiano”    è fra le migliori , una psicologa junghiana.  http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/19/super-poliziotti-o-capi-popolo-no-grazie-non-voto/505584/

Riesci ad immaginare Jung , ciò che resta della sua faccia nella tomba? Un qualunquismo cieco, arrogante, indisponente che semina idiozie  nascoste  dietro le  sacrosante  ragioni dei reietti, dei pensionati, dei migranti, della povera gente. L’ignoranza titolata, la peggiore stirpe del falso intellettuale oggi scrive lì, contro di te.

Caro Dario, ti hanno degradato a vecchio imbecille, a povero ignorante incapace di distinguere il populismo dalla voce sofferente di una democrazia che strilla e chiede giustizia sociale. Se  la trova in un comico,  l’intellettuale di stato si deprime ed ha ragione. La sua incapacità di cogliere  la nuova sfida, capire fino in fondo  l’insostenibilità ambientale ed ecologica  del vecchio sistema produzione-consumo, misurato dall’ebete PIL che fonda le sue arroganti  pretese di benessere  sullo sperpero di risorse umane, intellettuali,  energetiche,  alimentari , finisce poi   con l’affamare i più e concentrare la ricchezza nelle mani di pochi. Un sistema che non serve più l’economia reale ma solo finanza, poteri forti e nuovo fascismo internazionale.

Un fascismo strisciante e globale che l’intellettuale di stato snobba,  per la sua atavica sufficienza da strabismo concentrato com’è   sempre  sul  bersaglio sbagliato.

Nel 1979 sequestrarono ed ammazzarono Aldo Moro,  proprio mentre con Enrico Berlinguer tentava un argine alla “questione morale” ed approntavano assieme  una generale politica di welfare, consapevoli e rispettosi delle rispettive deferenze d’idee ma convergenti nella generale politica sociale iscritta tanto nella “dottrina sociale della Chiesa” quanto nel quadro del socialismo europeo,  cui Berlinguer cercava di condurre il PCI, sdoganandolo  definitivamente dalla matrice  sovietica.

Qualcuno vi si oppose dentro il parlamento e nel paese. Lo fece alla luce del sole e si chiamava Bettino  Craxi. Qualcun altro insinuò la sua ferma contrarietà nella stessa DC di Moro  e, quando si vide sconfitto,  s’allungò fin dentro i servizi segreti, corrompendo le stesse istituzioni  che divennero ’”antistato” nello Stato e tramarono dentro e contro la democrazia.

Un fascismo  strisciante , che probabilmente   tanti giornalisti ed intellettuali non hanno in debito conto nel valutare anche la storia recentissima, quella dei nostri giorni. La matrice di tutto è lì.  Un fascismo che uccise Aldo Moro, mise fuori gioco la sinistra e fondò il partito di Berlusconi, della finanza e dei poteri forti. Un fascismo presto divenuto bi-partisan,  per come seppe ringraziare destra e sinistra con favori d’ogni genere sul piano legislativo come su quello economico. Un fascismo che puntò tutto su corruzione e concussione, evasione fiscale e favoritismo d’ogni genere. Un fascismo   che fece del debito  italiano il primo in Europa, grazie al costo delle opere pubbliche triplicato per tangenti e cointeressenze, rispetto alla media europea.

Caro Dario, l’ignoranza dell’intellettuale di stato è la più pericolosa perché cieca e supponente. La gente, i cittadini che ti hanno circondato festosi e l’affetto con cui ogni giorno accolgono Beppe Grillo vengono tradotti da quella supponenza come  ignoranza, inettitudine, fanatismo.

E’ l’intellettuale del sofà, ha perso il contatto con l’odore dei corpi, scrive leggero, frasi compatte, il suo pensiero si è rattrappito in 140 caratteri. La sua analisi non va al di là dell’evidenza, della banalità. Guarda ancora al fascismo nell’acclamazione della folla, senza distinguere l’urlo e la sofferenza del popolo dall’ideologizzazione del mito, dove il fascismo fonda. Non s’accorge che Beppe Grillo neppure è candidato. Per dire.  Pensa ancor oggi che il mito è nella personalità dura e forte, scomposta e scorretta di un comico. Un comico che s’è fatto rabbia perché l’intellettuale si è sciolto nella cultura liquida di Z. Bauman. Il pensiero come l’amore e le stesse società rischiano la liquefazione se non ci riprendiamo le cose, la terra.

Il fascismo del terzo millennio, quello  vero,  che tramite il sistema  finanziario     ha spolpato l’economia reale con trucchi e nefandezze pari alla gravità del genocidio, resta libero, senza regole e nessuno si chiede come mai. Il fascismo della finanza che  ha occupato   le istituzioni democratiche internazionali , quello che ordina il menù ai popoli camerieri e che li rapina della sovranità, resta sornione e ridanciano sullo sfondo, mentre l’intellettuale di stato si concentra sul comico populista.

Caro Dario, ti ho visto piangere.  Sì certo,  era la pioggia.

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