PDL E PORCELLUM. IL ROSSO E IL NERO.

Ormai quotidianamente si assiste ad una nube di giudizi e smentite sulla scelta del Colle, sulla funzione e durata dei “saggi”. Il PDL si schiera decisamente contro Napolitano, cavalcando le ragioni legate all’esigenza di governabilità del Paese, soprattutto nell’attuale delicato momento economico. Questo è sicuramente un motivo che tiene tutti gli attori economici e sociali  sotto il giogo della spade di Damocle, per i rischi connessi alla fiducia dei mercati internazionali, direttamente riconducibili alla condizione economica italiana, all’assetto della spesa pubblica, al debito pubblico ed infine allo “spread”, che tutto quanto drasticamente riassume in una secca percentuale, dalla quale dipende la vita sociale del Paese, la nostra stessa quotidianità.

E’ la ragione su  cui il PDL     fonda  l’assoluta necessità di formare un governo PD-PDL  con pochi ed inderogabili obiettivi istituzionali ed economici. Naturalmente se le stesse identiche cose le facesse un governo appoggiato da PD-M5S, sarebbe, a suo dire,  la catastrofe. Ciò che in verità traspare in tutta evidenza è il ricatto: o si fa un governo con appoggio PDL-PD oppure si va al voto col “porcellum”, già nel mese di giugno . Almeno che il prossimo Presidente della Repubblica non sia una personalità espressa dal centro-destra. Ecco che  Il ricatto degrada a baratto. In verità il PDL sa bene che senza l’indecoroso premio di maggioranza assicurato dalla vigente legge elettorale, perderebbe il 20% dei seggi in parlamento,  si assesterebbe esattamente sulle percentuali di rappresentanza che il suo reale elettorato gli garantisce, senza premi aggiuntivi, senza inganni istituzionali. Diverrebbe una modesta forza d’opposizione senza più voce in capitolo sul governo, sulla presidenza della Repubblica e su tutte le altre istituzioni direttamente legate  al numero dei  seggi parlamentari.

Ma come gioca la sua posta il PDL?

Un motivo così serio, che stringe  dentro di sé la sorte di milioni di persone, viene giocato  ai bordi del tavolo verde, sul rosso e sul nero.

E’ la strategia del giocatore perdente, che dopo una giornata alla roulette ha tentato di tutto, al quale gli restano ormai le ultime due fiches.

Appena entrato  in sala con aria trionfante  nella sua giacchetta grigia noleggiata gratis al guardaroba,  osserva  il tabellone con ironico  sorriso un po’ sghembo  e sornione. Un rapido calcolo delle sortite e  si fa l’idea che la pallina si adagerà sui ”vicini dello zero”. Così il nostro continua imperterrito a puntare i “vicini” anche quando la biglia sembra sbudellarsi dalle risate. Niente, “vicini” e ancora “vicini” , è  ormai una sfida, lui non molla.   Dopo ore di quest’andazzo, stanco  e irritato,  il perdente  ha già messo sul tavolo  metà del plafond disponibile quando,  d’un tratto,  cambia gioco. D’ora in poi torturerà “la serie 5/8”. “Serie”, per due ore di fila, “serie”. Nulla, una sola  vincita (a sua insaputa, verrebbe da dire),  perché  “pallina” ha  inciampato  sul 30 per poi cascare malamente  nella casa dell’8. Ma il piatto  non compensa sei ore di puntate perdenti. Siamo agli sgoccioli, le ultime due fiches rimaste non consentono giochi strategici né analisi acute e neppure  demenziali elaborazioni statistiche. Ai bordi del  tavolo  verde – verde come la loro espressione tristemente defunta – i perdenti versano gli ultimi spiccioli di speranza : “rosso” e “nero”. Un colpo qui e l’ultimo lì. Poi tutti a casa.

Ora, PD e M5S hanno davvero la possibilità di imprimere  una virata forte alla politica  dello stato italiano, su  temi istituzionali, economici e sociali.

Va detto subito che, per scardinare alla radice la possibilità che il vincitore delle competizioni elettorali adegui la legge a proprio vantaggio o a vantaggio di tutti tranne che del Paese e degli italiani, le regole elettorali devono  assumere status costituzionale nella gerarchia delle norme. Lo si deve perché esse, come tutte le previsioni costituzionalmente sancite, siano  garanzia di ogni  parte  politica in competizione e non strumento per avvantaggiarne una.  E’ una questione di importanza vitale per le nostre istituzioni . Il “porcellum”,  vera causa di ingovernabilità, é al tempo stesso strumento di rigenerazione della stessa classe politica che l’ha concepita. Una vera “perversione a delinquere”  Ciò è stato possibile perché il il Parlamento  ha potuto metterci le mani con maggioranze ordinarie e non qualificate come vorrebbe una riforma costituzionale.

Dobbiamo ragionare come ragionava il Costituente all’indomani del fascismo. Egli rese alcune norme di rilevanza costituzionale per impedire che semplici maggioranze parlamentari potessero stravolgere il senso delle istituzioni e dello stato. Ora abbiamo imparato che la legge elettorale può stravolgere il senso della democrazia e dello stato repubblicano. Essa va protetta come la libertà democratica fu protetta dal fascismo e dalle derive autoritarie.

Chi vince le elezioni, è bene ricordarlo, governa il Paese in modo “pro tempore” e non “sine  die”  .

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