FISCO ED EQUITA’

costituzione italianaIn un paese in cui l’80% delle risorse è nelle mani del 20% della popolazione, si dovrebbero attuare politiche per la redistribuzione della ricchezza. Fra le tante (mai realizzate davvero) la leva fiscale rappresenta quella di base e di stimolo affinché parta l’impulso al riequilibrio sociale. Non a caso il sistema impositivo proporzionale e progressivo è una precisa previsione di rango costituzionale (art 53 http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo4.html ). Da solo non basta, ovviamente. Però da lì bisogna partire se si vuole drenare un po’ di ricchezza da chi in questi anni l’ha accumulata (anche in modo illecito, evadendo il fisco e la previdenza o con attività di corruttela attiva e passiva, facendo, fra l’altro, triplicare il costo delle opere pubbliche italiane).

Quella ricchezza illecitamente accumulata sta nei patrimoni, non ci sono dubbi. Perlomeno quella parte di essa che non ha voluto o non è riuscita a varcare i confini. Dunque, appare assolutamente iniqua una manovra economica che sposta una parte del carico fiscale dai cittadini-proprietari ai cittadini-inquilini-non proprietari . Ancor più grave è il fatto che essa non preveda alcun riferimento al reddito pro capite o familiare. Pagano tutti la stessa percentuale, chi guadagna tantissimo e chi pochissimo. La giustificazione, poi, che gran parte di quelle entrate servono per pagare i servizi di cui godono tutti, largamente sponsorizzata dalla informazione e dai più blasonati “osservatori economici”, non regge. Non regge per il semplice motivo per cui tutta la spesa pubblica, in definitiva, serve a finanziare servizi ed opere pubbliche a beneficio della intera cittadinanza. Andare a distinguere fra servizi divisibili ed indivisibili per giustificare l’impossibilità di calibrare il peso fiscale in ragione della percentuale d’uso d’un servizio da parte del cittadino, si risolve in un escamotage pressoché infantile.

Perché mai dovrei pagare l’illuminazione o anche il servizio di smaltimento dei rifiuti, la pulizia delle strade, ecc., in ragione del mio effettivo uso di quel servizio e non in ragione della mia capacità di produrre reddito? Come si vede è una questione strettamente politica, che attiene alla vision che si ha della società che si vuole promuovere, non già ad una questione tecnica.

La forma Stato ha un senso se la politica si occupa in primis di favorire le condizioni sociali ed economiche per la realizzazione del dettato costituzionale su cui quella forma Stato poggia. L’equità sociale ed il diritto ad una vita dignitosa sono norme e principi in testa a tutte le costituzioni europee, non solo a quella italiana. In assenza di una politica fiscale che promuova il riequilibrio economico e sociale, la Costituzione diventa carta straccia, una bella poesia, sommatoria di enunciati che infiamma i cuori e le speranze dei giovani i quali puntualmente rimarranno delusi proprio da chi racconta di lavorare a loro vantaggio.

Questa politica tributaria che sempre più si risolve in imposizione fiscale sul consumo e sui beni (senza riferimento al reddito prodotto dal cittadino-contribuente), favorisce in modo colpevole la sperequazione sociale. Promuove ancor più la concentrazione della ricchezza che il governo Letta, solo a parole, sostiene di volere contrastare.

Spiego meglio. Se una persona produce reddito per 300.000 €uro l’anno, paga la stessa percentuale IVA, IMU , Tarsu, Tasi, Tari, Trise di un’altra che ne produce 20.000 . Essa non contribuisce “alle spese pubbliche in ragione della sua capacità contributiva” come impone l’art. 53 della Costituzione, perché quella parte del sistema tributario non è “informato a criteri di progressività”. Allora, Presidente Letta, se le sue parole hanno un senso, lei deve sentirsi obbligato a non introdurre provvedimenti che peggiorano le distanze sociali e preparano l’Italia e l’Europa a derive medievali, a rapporti di sudditanza economica e sociale, ad una moderna , post-moderna quanto odiosa forma di schiavitù ,dove tutti si danno del tu. La poesia , la mia, è involontaria.

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