Al rogo i libretti del diavolo

rogo libriDopo aver letto l’articolo su Avvenire  circa l’introduzione nelle scuole pubbliche  di tre opuscoli che trattano della diversità e della tutela alla libertà di orientamento sessuale , cui fa eco un fiume di scomposte argomentazioni sui media,  vanno sottolineate alcune cosette. In premessa è necessaria una distinzione.I valori previsti, promossi, protetti e tutelati dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito ( inviolabilità della vita umana libertà, giustizia, solidarietà, equità sociale, rispetto delle istituzioni ed  alterità di genere, religiose, economiche di pensiero, ecc), sono  valori condivisi  che appartengono alla sfera dell’obbligo. Gli altri, fra cui l’orientamento sessuale e  la religione, a quella delle libertà e possiamo definirli valori personali .

Poi ricordiamo la fragile differenza tra educazione e formazione, posto che nella seconda la prima si espande in forme indirette. L’attività pedagogica è affidata innanzi tutto ai genitori ed in senso lato alla famiglia. Poi intervengono  altre agenzie pubbliche e private. Quelle pubbliche – in primis la scuola  – devono limitare l’attività educativa ad interventi  che rinforzino nel giovane i valori costituzionalmente previsti – valori condivisi  –  In altri termini, sul versante educativo la scuola pubblica dovrà spendersi e bene entro un “minimo condiviso”.  Minimo nel senso di non invadere le libertà private  con misure di orientamento sui  valori personali  perché questi ultimi devono formarsi criticamente in ciascun individuo anche  grazie alla non invadenza dell’istruzione pubblica . Quest’attività  mentre rinforza il sentimento dei valori condivisi, predispone l’individuo alla libera scelta di altri valori, per così dire,  più personali e non necessariamente condivisibili  ma sicuramente rispettabili se la scuola avrà ben lavorato.

La funzione pedagogica della scuola pubblica di uno stato laico e moderno,  deve essere volutamente mini-invasiva e di orientamento. Poi c’è l’attività di formazione ed istruzione in senso stretto mai scevra, però,  da contenuti pedagogici che saranno benvenuti purché essi puntino a rinsaldare i valori condivisi e non orientino in modo palese o subdolo verso valori  o morali che appartengono alla sfera delle libertà.

Detto questo, si ricorda come la letteratura cattolica nel trattare  i temi delle libertà e degli orientamenti sessuali,  dà quasi per scontato che l’attività sessuale sia  prerogativa assoluta della procreazione e, per questa via, la riconnette  sic et simpliciter  all’istituto della famiglia, tanto sul piano legislativo quanto su quello morale. Una letteratura che continua in modo disinvolto  a trattare la morale pubblica come fosse tutta morale cattolica e lo Stato ed i suoi organi e funzioni come obbedienti  o disobbedienti a quella morale.

Giunta in casa, in peno libero arbitrio, quella letteratura deduce che la famiglia tutelata dalle istituzioni è quella tradizionale , meglio se monocolore. Una cultura che non riesce a divincolarsi dal regno animale con altrettanto arbitrio e senza alcuna dimostrazione, traslandolo nel filosofico contenitore del   “diritto naturale”. Tutto questo dimenticando   che essa stessa  fonda   le proprie origini su assunti precisi che assegnano all’uomo un’anima ed una volontà proprio per distinguerlo  dall’animale.

Meraviglia che ancor oggi si debbano spendere fiumi di parole ed infiniti dibattiti per chiarire ciò che è ormai  banalmente evidente nella specie umana: Orientamenti ed attività sessuali nulla c’entrano con l’istituto della famiglia ma rientrano nella sfera delle libertà personali che tutti noi dobbiamo rispettare perché  esse sostanziano  i valori condivisi.

Fra i compiti pedagogici consentiti alla  scuola pubblica, come si è detto,  c’è quello di informazione/formazione dei giovani al rispetto/obbligo di quei valori. Sorprende che le associazioni di genitori (cattolici) si oppongano all’educazione dei propri figli sui valori condivisi e sanciti dalla nostra Costituzione. Anzi, non meraviglia ma sconcerta che cittadini di questo stato infliggano ai loro figli una violenza morale esplicita obbligandoli ad assentarsi da scuola un giorno al mese per protestare contro una didattica che , fra tante difficoltà, tenta di formarli ed orientarli attorno a regole di civile convivenza

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