Lo sgabello – 26 aprile 2014

 

Per circa un  ventennio il demerito ha spopolato vincente  in politica e nell’immaginario collettivo.  Di qua giovani retrogradi chini su vecchi ed inutili libri formavano il loro radioso futuro extraterritoriale o l’infelicità nostrana . Di là coetanei sghignazzi di terza generazione organizzavano   liquidi pensieri  di guerra alla meritocrazia.

La politica, dopo aver corredato  l’istanza con innumerevoli personalissimi  esempi,  l’accoglieva. Disseminava pressapochismo e mediocrità nei meandri più reconditi delle istituzioni, in cambio di fedeltà e non ingerenza. L’anticultura  invase il pubblico e presto s’impose prepotente nel privato e tutta l’economia e le professioni ne furono come fulminate nell’impeto gioioso d’una ricchezza a basso costo, a danno di tutti, sotto la bandiera di  “così va il mondo”.

Quando la diffusa sciatteria produsse diseconomie e  sprechi, per alimentare corruzione, malaffare, generale impoverimento di molti e la fortuna di pochi, sul nuovo vessillo rivoluzionario una maschera   indignata  inneggiava alla meritocrazia, tanto in politica quanto nel mercato  professionale, indistintamente. E qui la disperazione potrebbe generare un errore fatale nel discernimento, impallandosi come morbo del genoma e produrre future specie para-umane prive dell’humus del pensiero di nome utopia.

La politica governata dalla meritocrazia sic et simpliciter,  consegna  in modo definitivo l’immaginario al razionale, figure che   per natura chiedono  invece di  rimanere costantemente intrecciate. Rassegnare  le visioni d’una società all’economia del calcolo è un’imprudenza che può causare disastri sociali e disarticolazioni psichiche. L’indignato è confuso .

Il valore meritocratico del politico non sta nel suo livello professionale ma nella capacità di immaginare un sistema   in cui molti si avvantaggiano e pochi restano indietro. Un mondo dove l’accesso ad un discreto benessere di molti  facilita il  soccorso ai pochi  di retroguardia  e genera un mix benefico di solidarietà e competizione . Così come benefica e generatrice  di vita  è l’indissolubile dialettica  reale-immaginario, in cui il linguaggio di uno è alimento dell’altro.

Gli ultimi lavori di Recalcati  e   Zagrebelsky   danno conto del  valore sociale del desiderio e della forza generatrice dell’immaginario.

L’utopia è tutto ciò che mai si realizzerà ma che produce i suoi effetti reali in itinere, nel percorso verso una meta irraggiungibile. Lo dico con Canfora .

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2 risposte a Lo sgabello – 26 aprile 2014

  1. nomefalso ha detto:

    L’avevo già letto, Sì certo, entra in dettagli micro-aziendali, gestione risorse umane

    Mi piace

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