Il contrario del debito non è il credito.

Mi appare  come un fulmine il ricordo del  libriccino di Donatella Puliga “L’ospitalità è un mito?” . Proprio mentre intercetto la notizia che Boeri è stato nominato presidente dell’INPS. 

La Puliga  ci parla di  “xenia”, di come  lo straniero fosse sacro, tanto che l’ospitalità veniva tramandata tra generazioni. I “symbola” erano oggetti ad incastro composti da due parti.  Una restava all’ospitante e  l’altra veniva consegnata  all’ospite al momento del congedo. Essi rappresentavano un inviolabile vincolo  di ospitalità tramandato di generazione in generazione. Quando i  “symbola”   in possesso di due individui si incastravano, entrambi si sentivano obbligati alla reciproca ospitalità. Un vincolo eterno, un debito perpetuo di reciproca riconoscenza.

Premetto tutto questo per sottolineare perché  io abbia estratto da quel vincolo d’ospitalità il più generale  concetto di “debito”. Certo, ora si capirà come soltanto una imprecisata perversione possa associare due cose tanto diverse e servirle nel piatto della deontologia umana che invece va corrompendosi alla radice.  Di generazione in generazione stiamo sciogliendo quel vincolo, attraverso la richiesta di estinzione del debito.

Nella modernità economica il contrario del debito è il credito. Nello statuto umano l’opposto del debito non è il credito ma  l’indifferenza.

Ecco perché solo a nominare INPS mi appare il concetto contemporaneo di debito, la sua rappresentazione matematica ed attuariale. Una formula, un calcolo e lo scioglimento del vincolo. Ecco perché  considero disumano il sistema pensionistico contributivo che svincola gli individui gli uni dagli altri e gli obblighi tra generazioni.  Si è rotto il vincolo,  la catena del debito perpetuo che ci univa.

Mi sembra una faccenda stupidissima: in un mondo sempre più intrecciato,  interconnesso ed interdipendente,  si scelgono soluzioni imperniate sull’autonomia e sull’assenza di vincoli.  Sull’indifferenza.

 

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