Umano – Disumano

Interessantissima intervista a Marlon Brando letta questa mattina a Pagina Tre  . Provo ad accostare la personalità di Brando a quella di Andreas Lubitz . Un bravo ragazzo, Andreas,  di buona famiglia, salutava sempre e, aggiungono i più informati, faceva pure la differenziata. Eccentrico Marlon , apparentemente sicuro di sé, artista di grande successo. Cosa li unisce? Forse l’eccessiva sensibilità. Quella  che consente di vedere dove gli altri non vedono, di sentire ciò che pochi sentono, di soffrire profondamente situazioni che ai più sembrano “normali”. Da quella sensibilità bisogna provare a guardare il mondo, la vita. Una sensibilità eccessiva è capace di grandi cose, opere d’arte grandiose, letteratura che segna in modo indelebile la  storia dell’umanità. Comportamenti virtuosi, generosità gratuita, dedizione alla sofferenza umana. Quella stessa sensibilità può diventare anche  matrigna del male, produrre effetti sul verso opposto della medaglia.  Una sensibilità incompresa su cui chiunque può infierire, pur senza   colpa ma con effetti devastanti. Tralasciamo l’origine di questa particolare sensibilità, legata sempre alla storia individuale di ogni individuo. Qui è utile solo sottolineare che  non esiste “il mostro” ma tutto va ricondotto alla complessità umana.  Non per giustificare , ci mancherebbe, ma solo per comprendere.

La stessa psicanalisi spesso si autoassolve e si ritira dalla complessità umana, rimanendo nell’ambito della “parola”. Rimette in capo al soggetto tutto il peso e le conseguenze delle sue azioni, attraverso quella che sembra divenuta  una  norma inviolabile in psicanalisi: “il principio di responsabilità individuale”. Quasi che la psiche fosse una stanza di tribunale. Un po’ come dire, caro amico, io sono qui, ti ascolto cerco di curarti , prendo in carico la tua “parola”, il simbolo, il segno. Ma la responsabilità di ogni tuo “passaggio all’atto”  ricadrà su di te. Con il tuo mondo reale non c’entro. Allora cosa ci resta se il mondo diventa sommatoria aritmetica  di atomi quando deve assumersi  responsabilità ( la mia, la tua, la sua, uno, due, tre) e un’informe massa fluttuante sul pianeta quanto alle cause dirette ed indirette che determinano le condizioni  del “male oscuro” ?

 Non si dovrebbe mai perdere di vista il rapporto sociale ed ambientale tra il soggetto, il passaggio all’atto (anche orrendo) e la sua storia personale. Non per giustificare, non per cercare attenuanti psico-filosofici. E neppure per alleggerire il peso della pena giudiziaria  che il soggetto deve scontare. Sempre che dall’atto ne esca vivo.

Marlon Brando sta di fonte alla madre vecchia e malata, la lascia letteralmente cadere per terra, scavalcandola con passo felino e noncuranza. Brando testualmente afferma (traduzione automatica google)  ” Non mi importava più. Lei era lì. In una stanza. Aggrappata a me. E l’ho lasciata cadere. Perché io non ne potevo più, guardare il suo spezzarsi, davanti a me, come un pezzo di porcellana. Ho fatto un passo a destra su di lei. Ho camminato a destra fuori. Ero indifferente. Da allora, sono stato indifferente. ” 

Ecco, l’elemento chiave per leggere le due storie a me sembra  l’indifferenza  cui la troppa sofferenza può approdare. Un uomo sensibile può diventare un grande artista, un genio. Ma anche il suo eccesso negativo. Il linguaggio degli impulsi umani è una categoria animale:  amorale , non ha parola, non ha etica. L’uomo è anche tutto questo . Si continua a non capire, a enucleare gli aspetti orrendi della umanità nelle categorie del “mostro”, dell’inverosimile, del disumano, per esorcizzarli, per esportare sull’altro non-umano ciò che è invece l’umano possibile in ognuno di noi.

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