Pensioni e reddito di cittadinanza. Via il contributivo contro i giovani

Una valanga sui pensionati   sta per arrivare con la  legge di stabilità 2016.

C’è una premessa importante che va fatta: Dobbiamo decidere se una società vuole tutelare la vecchiaia, quanto e come. Se la società invecchia, complice anche la diminuzione delle nascite in seguito alla crisi, un sistema pensionistico sulle spalle dei giovani e parametrato col sistema contributivo,   può reggere solo redistribuendo povertà. Ma soprattutto non garantisce ai giovani di oggi una pensione dignitosa per la loro vecchiaia.

Allora è necessario cambiare visione.

Come spesso e giustamente si sostiene,  il lavoro  nel  mercato globalizzato non consente più una  “vita dignitosa”,  così  come vorrebbe la Costituzione, a causa di motivi strutturali di carattere economico analizzati con puntiglio da Thomas Piketty .

I motivi sono complessi ma questo video li sintetizza bene .

E’ sufficiente consultare i report di Caritas su povertà  per toccare con mano le conseguenze del  progressivo depauperamento del lavoro, sul piano economico e delle tutele.

Non voglio farla lunga circa le  implicazioni di carattere macro-economico sul tema.

Dunque, va riconsiderato il significato di lavoro ed accostato a quello di reddito per la sopravvivenza. In questo quadro gli anziani dovrebbero avere la possibilità di andare in pensione a circa 60/62 anni, liberando posti di lavoro per i giovani. Il sistema pensionistico va radicalmente riformato, sganciandolo dall’andamento demografico. E’ disumano pensare ad una società che invecchia e che, proprio per questo, riduce il reddito dei vecchi. La pensione deve diventare un reddito che consenta una vita dignitosa tra 1.200-3.000 € , parzialmente differenziato per motivi di merito ed anzianità. Via i contributi, via anche quella parte di INPS le cui strutture si occupano di calcoli e di contributi. Via tutto questo meccanismo istituzionale costosissimo. Welfare unico sul reddito: pensioni e sostegno al reddito a carico della fiscalità generale. Via anche la cassa integrazione. Sistema pensionistico e reddito di cittadinanza vanno ripensati all’interno di un unico sistema di sostegno al reddito, al lavoro ed alla vecchiaia.

Risparmierebbero le aziende, lo Stato e si troverebbero le risorse per questa operazione di civiltà, anche eliminando tutte le pensioni che superano i 2.000  € netti mensili. Di colpo centinaia di migliaia di posti di lavoro per i giovani. Chi si ostina con la retorica a favore dei giovani, in verità li sta maltrattando sia nella loro giovane età che negando loro una vecchiaia dignitosa. Il sistema contributivo è la rottura del patto generazionale ed è di una violenza inaudita.

 D’altra parte, se sei stato bravo durante la tua vita lavorativa, ed hai accumulato ricchezza, non vedo perché lo Stato debba aiutarti in vecchiaia. Puoi vivere , anche bene, con le tue risorse e le proprietà accumulate. Se alla fine della vita lavorativa non hai un reddito sufficiente, lo Stato interviene a garantirti una vita dignitosa.

E’  importante ripensare al welfare complessivo in relazione al sistema fiscale. La progressività delle imposte è un principio fondamentale nella nostra Costituzione affinché si possa realizzare, sia pur nei limiti imposti dalla crisi, una redistribuzione del reddito che assicuri il minimo vitale ai cittadini.

Un sistema pensionistico strutturato sui contributi e tarato sulla “speranza di vita”,  in una società che invecchia, è scientificamente  destinato a distribuire povertà ed indigenza.
Non lasciamoci imbrigliare in questo tranello.

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