25 aprile. Un punto di domanda

Scrivere sul 25 aprile può essere anche retorico. Farlo con occhio critico e cercare di rintracciare, oggi, quei valori per cui milioni di persone persero la vita, può diventare un gesto autentico. E’ sempre necessario rischiare, nella scrittura come nel mondo, di affogare nella banalità e tentare una risalita dignitosa.

La libertà dal nazifascismo si coagulò nella Costituzione del 1948. Lì è necessario indagare per capire se davvero abbiamo onorato il testimone consegnatoci, il  sangue e le  tragedie umane. Abbiamo realizzato tutti o parte dei valori scritti nella Carta? Quali? Dove essa  è stata tradita?

Credo sia questo il miglior esercizio per tenere vivo  il senso di quella fase storica. Le Ricorrenze vanno spogliate dalla retorica soprattutto  per sottrarle al tentativo di sminuirne il significato. E’ necessario riprendere le fila dei simboli e dei valori  per poi farne realtà odierna da calare nelle case della gente comune, nel dramma del lavoro che non c’è, di quello mal pagato, nella contraddizione dei giovani senza futuro ma con 4 giga sempre attivi per comunicare in tempo reale rabbia e disillusione.

La Carta non racconta solo i libertà civili e politiche, prerogative sociali e democrazia. Quei  139 articoli dicono d’un  progetto di vita singolare e collettivo, narrano  una promessa di libertà dal bisogno dopo aver conquistato quella di essere, dire e fare.

Questo tempo testimonia uno squilibrio palpabile: si dilata la libertà  di espressione – anche grazie ai progressi  tecnologici –    proprio mentre si  irrigidiscono  le condizioni materiali ed esistenziali che riguardano le dipendenze: dal lavoro,  dal padrone, dal politico. Dall’altro.

E’ necessario  valutare se quel progetto  architettonico che il Costituente  consegnava al legislatore ordinario è stato realizzato o meno: redistribuzione della ricchezza (attraverso sistema il fiscale  progressivo – art. 53)  , tutela della proprietà privata ma anche limiti affinché essa non debordi in eccessi che non abbiano finalità sociale (art. 42 ). Diritto ad una retribuzione che consenta una vita dignitosa (art. 36) ;  rimozione degli ostacoli economici e sociali per una reale promozione della personalità umana (art. 3) ; Diritto al lavoro (art. 1, art. 4) . Promozione della cultura e dell’ambiente (art. 9).

E potremmo continuare in modo più puntuale ed approfondito ma ci fermiamo qui. Con l’invito a riflettere su un punto: Quei valori simbolici, quel progetto di vita sociale ed individuale si è realizzato? Cosa possiamo fare per riprendere la staffetta e continuare a lottare anche contro chi  oggi presiede palchi e manifestazioni mentre ha grandi responsabilità per la mancata realizzazione di quel   progetto ?

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