La invidiabile Costituzione italiana

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Il 4 dicembre 2016 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimersi circa  il cambiamento di oltre 40 articoli della  Carta costituzionale.  E’ quindi necessario conoscere la Costituzione per poter poi valutare la bontà delle modifiche proposte.   Pare  questa una buona occasione per avvicinarsi alla lettura attenta della nostra Costituzione. Assetto normativo  finora meritevole di aver tenuto  assieme anime politiche molto distanti e visioni del mondo davvero variegate , sotto il profilo economico, giuridico, etico e religioso.

Fuori  d’ogni retorica storicistica, non  è superfluo ricordare che la  Carta nasce da una complessa e profonda mediazione fra forze politiche e  visioni di società  assai diverse,  ma tutte radicate sul comune denominatore composto essenzialmente da tre valori fondanti: uguaglianza, libertà, giustizia.

Tre vocaboli  oggi utilizzati con  spensierata  disinvoltura, quasi fossero ormai assunti una volta per tutte,  ma che solo 70 anni fa erano impronunciabili,  pena la  vita .  Sia durante  il periodo fascista che col sopraggiungere della ideologia nazista, quei tre termini rinviavano a significati imposti con la forza della violenza, diametralmente opposti a quelli con cui oggi li decliniamo. La violenza nazifascista  eccedeva il perimetro  del corpo dell’altro,  infilandosi nel suo linguaggio,  fino a violentarne il senso.

L’uguaglianza era strutturata  in linea sociale orizzontale, a strati preordinati in forma  gerarchica,  ma sempre e comunque  all’interno dell’appartenenza fedele a quella ideologia. La libertà veniva postulata nell’arbitraria pretesa  dei pochi sui tanti, seguendo il modello di uguaglianza appena descritto.  Va da sé che il sistema giustiziaaltro non era che un’architettura  normativa per rendere formalmente legittime  quelle forme di (dis)uguaglianza e di (il)libertà,  preventivamente  violentate nel senso linguistico.

Una premessa importante, questa,  che deve far riflettere sul valore del senso, di termini e  di linguaggi, sul significato profondo delle parole,  affinché si possa decidere con scienza, prima ancora che con coscienza, sul mutamento di senso che certe operazioni giuridiche  e normative spesso nascondono.

Se riusciamo ancora a  convivere, sia pur con tanti difetti e pur dentro contraddizioni sociali assai vive, lo dobbiamo ad un assetto normativo primario (la Costituzione) che riesce ancor oggi a tenere assieme le ragioni dell’uguaglianza e quelle della libertà, sia pur dentro innegabili  tensioni e contraddizioni . Se la libertà non si è espansa fino a negare la dignità umana dell’altro (molte forze spingono in quella direzione), lo si deve soprattutto alla diffusa protezione della  uguaglianza e della dignità umana disseminata in diversi articoli  della Carta  (parte I) a cui la parte II (quella che si vuole cambiare)  s’informa . I pesi e i contrappesi dei diversi organi costituzionali, la cui disciplina viene  articolata nella II parte, altro non è che la strutturazione amministrativo-burocratica che dovrà consentire di realizzare, al legislatore ordinario, quei  valori fondanti puntualmente descritti e disciplinati nella I parte della Costituzione.  La Carta, prima ancora che una strutturazione normativa articolata,  è un progetto di società. Un’idea di mondo  che tiene assieme la libera intrapresa, la proprietà privata ed il lavoro con la dignità umana e l’uguaglianza fra le persone:

“…. senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art.6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.” (art. 3 della Costituzione)

Dunque, ogni modifica strutturale degli organi istituzionali,  oggi organizzati e bilanciati per garantire un certo equilibrio rispetto alle loro prerogative ed ai loro poteri (il numero dei membri che compongono gli organi istituzionali  è parte sostanziale di questo equilibrio) , deve essere attentamente valutata rispetto alla realizzazione dei nuovi equilibri fra competenze e poteri dei diversi organi.

Quest’aspetto  è fondamentale per capire, ad esempio,  se la riforma proposta non spinga surrettiziamente verso una Repubblica presidenziale, accentrando poteri sul Governo ed  alleggerendo  la rappresentatività dei cittadini in Parlamento. Questo può accadere  anche attraverso  una legge elettorale che preveda abnormi premi di maggioranza e che strizza l’occhio   più l’astensionismo  che alla partecipazione  dei cittadini.

Diversi sono gli organi istituzionali interessati, direttamente o indirettamente,  dalla riforma costituzionale proposta col Referendum del 4 dicembre 2016.

  • Parlamento (per l’accentramento di diverse funzioni oggi di competenza del Senato e delle Regioni)
  • Senato (per competenze, funzioni  e numero dei componenti)
  • Elezione presidente della Repubblica (sarà eletto solo dal Parlamento )
  • Regioni (cederanno diverse funzioni e competenze per materia allo Stato)
  • Corte Costituzionale ( l’equilibrio dei membri cambia in funzione della diminuzione del numero dei senatori) .

Ricordare che la Costituzione italiana è stata da più parti definita “la più bella del mondo”, potrebbe non bastare a scongiurarne lo sfregio. La bellezza va tutelata con accanita convinzione e con grande partecipazione. Votare il 4 dicembre è indispensabile poiché i referendum costituzionali non sono soggetti a “quorum” . Per cui basterebbero pochi vandali  ad  imbrattare per sempre un capolavoro.

 

(testo scritto il 4 ottobre 2016)

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