La Costituzione: libertà di, libertà da.

berlusconi

Uno dei principi  fondanti della filosofia, di qualsiasi filosofia, sta nell’assunto: la libertà di un individuo  dipende in gran parte dal suo  grado di indipendenza  rispetto al  bisogno. “La libertà di”  è in stretta relazione di dipendenza  con la  “libertà da”.

Proviamo a partire da qui. Quest’epoca  è segnata dall’espansione illimitata “della libertà di” (fino all’arbitrio) e dalla concomitante evaporazione   della “libertà da” (diritti).

Un nuovo orizzonte generazionale. Una società liberata dal “padre padrone” freudianoriacquista respiro e cerca di realizzare il “desiderio lacaniano” nel solco della propria vocazione. Non contro la legge ma dentro la legge. Una generazione che si ribella, certo, e lo fa,  contrariamente a quella precedente,  non per  acquisire illimitata libertà ma per affermare il proprio desiderio, nel solco della legge. Non contro la legge del padre  ma per affermare il proprio desiderio anche contro quello del padre.

 Massimo Recalcati, in buona sostanza, alla Leopolda ha esaltato il diritto/dovere  di questa generazione  orfana di pardi, di  salpare alla ricerca del Padre. Una generazione che non resta inerme  in attesa di Ulisse ma che muove il passo e  si fa carico del fardello dell’assenza. Una generazione che  parte per riempirla.

Il rischio che Recalcati  non vede, in questa pur giusta postura  dinamica che riconosce al figlio e che  per lui rivendica,  sta dentro il nostro tempo. Un rischio  incastonato tra le  dinamiche politiche e sociali ( che potremmo metaforicamente paragonare ai Proci)  in cui il giovane Telemaco sembra impigliato. Proprio quando  crede di prendere il largo, convinto di seguire la sua strada, Telemaco è all’amo dei Proci ,  trascinato da  una  lenza lunghissima , che segna la distanza tra lui e loro ma che al contempo ne sintetizza la sudditanza.   Telemaco segue la nave che punta alla distruzione definitiva di Itaca.

Si tratta di un mondo ormai avviato alla graduale cessione di molti  diritti collettivi ( che assicuravano la libertà dal bisogno) a favore del rafforzamento di molti diritti privati (libertà di).  L’idea portante ( a sua volta  ideologica) di quest’assunto, s’incentra nella formula: più i privati hanno libertà di azione e di impresa, più aziende si creano. Più aumentano i posti di lavoro ed il benessere collettivo, più il cittadino spende. Più lo Stato incassa tributi e  più  la mano pubblica  può provvedere a opere collettive ed al  welfare, assolvendo così alla sua funzione redistributiva. 

Un sunto  CETIM della più antica teoria dello “sgocciolamento” –  rivelatasi menzognera, matematica e statistica alla mano –  che ha prodotto benefici solo quando lo Stato è entrato mani e piedi nell’economia (piano Marshall, sistema keynesiano) , mitigandone gli effetti disastrosi  che oggi raccogliamo dopo l’esilio  definitivo della mano pubblica dal mercato: la ricchezza si concentra e non “sgocciola” più verso il basso. Pur di non abbassare ulteriormente l’occupazione, oggi si cedono diritti personali, lavorativi  ed ambientali. Il tutto a favore dell’impresa. Di conseguenza, il nuovo assetto del sistema lavoro-impresa-ambiente produce un ulteriore moltiplicatore per la concentrazione di ricchezza, ed il ciclo economico diventa un moto pendolare perpetuo stimolato dalla “libertà di” per la  inarrestabile erosione  della “libertà da”.

La svista del moderno Telemaco sta nel valutare poco e male i rischi sociali che un’elevata  concentrazione della ricchezza produce. Egli chiede a gran voce (riforma costituzionale)  uno Stato più agile, più veloce nel legiferare. Una burocrazia snella, con poche regole da osservare. Una struttura di comando efficiente ma soprattutto efficace e rapida  nella realizzazione dei suoi obiettivi.  Un’architettura istituzionale improntata al decisionismo, con pochi interlocutori interni e pochi interlocutori esterni. Sostanzialmente chiede di poter realizzare  una struttura statale che si adegui alle strutture aziendali e che possa con esse interloquire sullo stesso piano di efficienza e decisionalità.

Il sogno di Telemaco altro non è che lo Stato-Azienda  concepito dal più feroce dei Proci (Berlusconi), oggi  riproposto in maniera meno spudorata, e per questo più subdola,  per l’assalto definitivo ad Itaca . Si avvisi Massimo Recalcati

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