Lavoro, dignità e crisi dell’Occidente.

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A me Grillo non piace come politico, ammesso che sia un politico. Non mi piace. Mi faceva ridere ma non mi piaceva neppure quando lo guardavo in TV. Non mi è mai piaciuta la sua volgarità verbale. Ciononostante ridevo e coglievo nella sua comicità la denuncia sociale. Non mi piace neppure adesso con i suoi stupidi occhiali colorati da figo settantenne. Come non mi piacciono tutti i fighissimi settantenni con quell’aria da immortali, quelli che  scambiano  pantaloni e maglioni  con i nipoti.  Grillo non mi ha mai incantato per la veemenza del linguaggio, per il trash che tanto seduce e che gli sta appiccicato addosso come l’aureola sulle teste di Michele Serra e di Massimo Gramellini.

Non mi ha mai  incantato il “vaffa”. Non mi convince il sistema di selezione e di elezione della classe dirigente del M5S,  non mi convincono tante altre cosucce del M5S.  Ma non mi piace neppure che gli elettori di quella forza politica vengano  sarcasticamente  definiti “grillini”. Non mi piace che il giornalismo conii un insulto e che per “libertà di stampa” l’insulto diventi una lecita condanna irrevocabile.   Ma questo dipende dai miei gusti: non mi piace lo sfottò.

(inizio digressione) – Lo sfottò.  Quello dei talk televisivi, quello ebete  agli angoli delle strade per un calzino fuoriposto o per un naso enorme  fuori contesto, diciamo così. Quello  colto e spregiudicato della grande firma sul grande giornale. Quello  che gioca col luogo comune e punta sempre sulla  predisposizione della ignoranza ad accogliere  l’insulto. Molte grandi firme  scrivono per gli stanziali di zona,  per quelli che vivono agli angoli delle strade e si sentono molto machi se sfottono,  se si toccano l’uccello in media ogni quindici minuti o se , con la stessa frequenza,  sputano per  terra e si stravaccano su un’auto in sosta. Il trash è multistrato ed ha molti livelli sociali.  Spettegolare era un tempo attività da comari (la letteratura romantica  ne è piena zeppa, presa in carico e diffusa dalla comicità del ‘900), un impiego dismesso dalla donna e lasciato in eredità all’ebete del terzo millennio. L’unico che poteva  accoglierla senza opporre il sacrosanto diritto al  beneficio d’inventario. (fine digressione) .

Dunque, del M5s mi piace  il tentativo di allargare la visione del mondo. Dal lavoro all’energia, al welfare, alla burocrazia, al rapporto produzione/reddito/lavoro/impresa/società. Quel tentativo fa i conti con la realtà più di quanto i detrattori possano immaginare.

La realtà di un lavoro che, per ragioni strutturali del sistema economico,  non può più garantire un reddito che consenta “una vita dignitosa” . Fondamento delle società occidentali, le cui  Costituzioni   furono scritte in accoglimento convinto della “Carta dei diritti dell’uomo “. Ciò che oggi è in gioco  non è  una semplice questione politica,  per cui si debba scegliere tra un orientamento più o meno di destra   o di sinistra. E’ in questo senso, a parere mio, che il M5s non è di destra né di sinistra. E’ in gioco la dismissione della cultura occidentale, tanto cara alla Fallaci ed ai suoi estimatori. A minacciarla, però, non sono i musulmani e neppure  è l’ISIS col suo terrorismo. Non la valanga di immigrati che arrivano ( a meno di non stoccarli sulle coste del Nord Africa in un diffuso e meglio organizzato sistema carcerario alla Guantanamo). Non  l’esodo epocale che pure ci travolgerà. Tutto questo è conseguenza, non causa. A minacciare il nostro status sociale e culturale siamo noi. E’ il nostro sistema produzione-consumo ormai insostenibile, intelaiato su strutture culturali ed economiche obsolete. Se il lavoro non consente ai più una vita dignitosa, a meno di non trasformarsi in sfruttamento fino alla schiavitù, esso va cambiato oppure si dismette l’idea illuministica su ci l’occidente si fonda. E con essa  quella di Stato sovrano. A minacciare questa sovranità non è  tanto la UE quanto l’influenza delle grandi lobby, giocata con pressioni  sugli stati nazionali e nelle stesse   istituzioni europee, spesso attraverso   rappresentanti nominati od eletti in quelle istituzioni.  La  guerra che prolifera in ogni parte del mondo ed in periodo di crisi,  dovrebbe costituirsi come un ossimoro. Ed invece i più accreditati  economisti sussurrano essere  un volano dello sviluppo. Sussurrano e arrossiscono.  Meno guerra oggi significherebbe  meno PIL, più disoccupazione, meno commerci, meno ricchezza per tutti.  E’ così che il nostro sistema economico legge il dato. L’unico capo di Stato a denunciare oggi  questo ossimoro, è il Papa.

Per mille motivi, non da ultimo a causa del progresso tecnologico che consente ed impone un risparmio di ore di lavoro ormai incompatibile con la piena occupazione (Il sociologo De Masi tratta qui il problema con dati statistici e scientifici inconfutabili  https://www.linkedin.com/pulse/la-violenza-della-calma-domenico-de-masi ),  il lavoro dismette la sua funzione sociale ed espelle dalla sua ontologia  la dignità. Essa degrada alla capacità di acquisto del consumatore, al volume di merci  a cui il lavoro gli consentirà di accedere. A qualsiasi costo, anche mettendo a rischio la sua salute e quella dell’ambiente in cui vive (il caso ILVA di Taranto è emblematico).

In questo nuovo tentativo di aprirsi al futuro, il m5s inserisce il reddito di cittadinanza, legato a doppio filo alla dignità della persona ed al lavoro.  Se non cerchi lavoro lo perdi. Un modo per coniugare dignità e lavoro: per darti il minimo di sussistenza non ricorro  allo sfruttamento ma lego la misura al tuo impegno nel seguire un percorso di riqualificazione e ricollocamento  professionale (non uso con puntiglio il temine “riciclare”. Se se riferito alle persone, è gravemente offensivo della dignità umana). Rimetto nelle tue mani la tua dignità,  scongiurando  l’alternativa o dignità o reddito. Leggo più in questo tentativo di prendere il futuro nelle proprie mani,  una postura in forma “telemachia” https://it.wikipedia.org/wiki/Telemaco#I_viaggi_di_Telemaco_a_Pilo_e_Sparta  che non in quella rievocata da Massimo Recalcati  in favore di Matteo Renzi , ripetuta come un mantra ad ogni occasione propizia, da ultimo al lingotto http://www.huffingtonpost.it/2014/07/02/matteo-renzi-cita-generazione-telemaco_n_5551227.html.

Pare che il   ministro della cultura del prossimo ma improbabile governo Renzi,  sarà  Massimo Recalcati. Pare, dicono, voci. https://www.youtube.com/watch?v=6kU25zKTijM&t=19s

 

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