#FANTASMINI – PERSONAGGI

 il nostro gruppo

la nostra #Elisa 

elisa

1) Cominciamo da @NKiuky  kiuki 16 apr

Questo #fantasmino   dà spesso grande sollievo alla mia ansia da riconoscimento. Dichiara impudicamente il suo amore per me, con frequenti twiit del tipo amore, ti amo, sei unico, e cose simili. Chi ha leggiucchiato qua e là materia  psicanalitica, sa bene che il riconoscimento del proprio sé, quel folto armamentario interrogativo che possiamo banalmente sintetizzare in “ ma chi cazzo sono io?”,  che periodicamente ci assale a fasi temporali strette (giornata settimana, mese) ed a cavallo di preoccupanti cadenze del ciclo vitale (attorno ai quarantanni, cinquant’anni, sessant’anni, prima della menopausa, appena dopo; dopo un licenziamento e prima del divorzio, presentandosi senza invito a quasi tutti i compleanni, ecc ), è intimamente connesso allo sguardo dell’altro, specchio del nostro “sé”. E’ lì che ci riconosciamo o no. Lì volteggia l’immagine di ciò che vorremmo essere o della  personalità che rifiutiamo. L’altro ci rinvia il senso della nostra esistenza ed è per  questo  che vogliamo conquistarlo e lo nominiamo“oggetto” (psicanalitico) del nostro amore. Riconoscimento  ed amore restano intimamente legati perché se non siamo riconosciuti non ci amiamo e se non ci amiamo non possiamo amare. Ora interrompo la descrizione del #fantasmino @NKiuky a causa delle pratiche igienico-sanitarie del mattino che pretendono puntualità e dedizione perché l’altro, il suo sguardo, il mio specchio è lì che aspetta e giudica ed il primo impatto col suo volto decide dell’intera giornata.

Un saluto da #Elisa sulla Torre.

A presto

2) Veniamo al pezzo forte: @Adrastea_it antooo

Trattasi di #fantasmino radicale praticante dalla favella(s) pronta e sciolta. In rete abbiamo testimonianze puntuali e  tracce indelebili di interventi sulla L. 194. E  mette lingua anche su ex-manicomi – L.  180 – Basaglia –  (grande Basaglia,  grazie a lui  scrivo liberamente senza camicia di forza, attanagliato solo da morsi e rimorsi storicamente  storici con affinità geografiche per quanto sparsi qui e lì oltre ogni ipotesi d’assedio consapevole della memoria contratta nel rifiuto coatto ad accogliere un ricordo che non c’è .  Ma trattasi di altra storia, irrilevante nel contesto ) . Troneggia in fecondità multipla gay etero  libera ed assistita. Carceri, amnistia ed altre storie.  La donna,  madre, figlia sposa cittadina consapevole,  stranamente non giornalista né scrittrice, #staccafattura a velocità incontrollabile e non usa tende mentre danza impunemente all’ululato beffardo dai vaghi accenni erotici di un primitivo  @corrini che appare e scompare tra fronde e siepi d’un tranquillo complesso residenziale capitolino. Non siamo ai Parioli. E per fortuna, sicché l’accennato erotismo rinvia piuttosto alla primordiale energia produttrice di vita e amore general generico (detto anche  #tantolove) senza decadimento alcuno nello svilimento sessuale, polo opposto dove quell’energia solitamente scarica.

La nostra aspirante  quarantenne è di studi classici, indicativamente versatile, dedita in prevalenza alla revisione sinergica audiovisiva  sinallagmatica  del contatto umano rigenerante e dialogante.

Dotata di profonde  conoscenze psicologiche, è l’ombra brillante e supervisionante di #Elisa e con la disgraziata condivide il bollettario a numerazione alternata di fatture vere ed inconsce,  seguendo la linea immaginaria proposta dal paziente di turno che alla prima resta appigliato tramite l’altra, a sua insaputa.

3) L’io narrante presenta: @corrini laquaglia

L’uomo, detto anche Laquaglia per i suoi trascorsi cinematografici,   tipico quarantenne  New Deal,  ubiquità congenita dalla nascita, a causa di felicissimi nebbiosi natali padani agresti e periferici, fu affetto da impaziente e indecisa  sindrome autistica.  Attorno ai sette anni con dribbling inatteso allunga un verso  incerto a rime baciate oltre la metà campo, raccolto suo malgrado (malgrado il raccoglitore mancato) da casuale  difensore distratto sul punto da un olè  improprio che inneggiava un guardamacchine fuori dallo stadio mentre arrotondava la giornataccia piovosa strappando  una Autovox  estraibile 1autovox dalla fiat 128 azzurrina con deflettore semichiuso. Il verso corrineaceo attraversò solitario l’intera area, raccogliendosi nell’angolino sinistroso  mentre il portiere si scompisciava dalle risate col terzino che gli indicava il nero arbitro arrampicarsi fra gli scaloni gradinosi avvisato dal mediano di spinta  (aspirante ad una sua rossiccia  cugina) che il bastardissimo calabrese più che guardare fregava dalle  auto  tutto ciò che rispondeva al requisito  “forzatamente asportabile”. Fu così che il languido verso coriaceo, senza opposizione alcuna e nell’indifferenza generale, s’acquattò nella rete e fu goal e nacque il poeta @corrini.

La poesia lo sdoganò da tutte le imperfezioni genetiche, consegnando  quell’antico incerto autismo, suo malgrado (malgrado, cioè,  le silenziosissime ma penose proteste dell’autismo), ad una sorte vivacissima fatta di canti viaggi e danze propiziatrici,  lungo i tortuosi agresti sentieri  padani, fra contadini compiacenti a suon di prosciutti e luganega con cui il Nostro ama riprodursi in infiniti  #selfie giornalieri.

Il resto è  patetica  inattendibile mitologia che racconta d’un super palestrato affascinante e tenero.

4) Ecco, voilà   

Notevole personaggio fantasticamente fittizio, segretaria instancabile dall’umore mutante sul  filo dell’insindacabile giudizio dell’altro telefonico sgarbatamente convinto che lì dalla cornetta è voce astratta e non persona a interloquire, sicché una richiesta nemmeno posticipa il saluto di rito, un segno, un alito d’accenno alla desueta e ormai imbarazzante cortesia. E possiamo concordare con  la stizza della seduta ragazza, girata in   “tempo reale” a noi altri sempre chini a raccogliere i cinguettii più deliziosi e gli sfoghi autistici acutamente liberatori che sfidano reciproche capocciate o solo impertinenti pali semaforici  imprudentemente  e stranamente fissi. In attesa di un APP satellitare che ne governi l’ormai necessario dolce dribblare fra i nostri agili corpi a testa bassa nell’eterno incontenibile movimento, per un attimo il marciapiede accoglie l’insolita sosta e festeggia con noi il solidale disappunto risparmiandoci la cacca di cane puntualmente in agguato fra uno sputo bislungo rossiccio e catarroso ed una margherita appena spuntata dall’impertinente vaso a rischio di caduta verticale dalla mensola abusiva del soppalco abusivamente abusato in sporgenza sulla strada.

La segretaria de quo, si presenta col fascino fascinoso  dell’occhio fiammingo che in seduta stante ora riportiamo alla stessa velocità del tuono che scoppia dentro il lampo e non primatizya libro ============>

 

Di #Selfie è parca e gelosa e quell’occhio sospetta nell’altro uno sguardo pirandelliano al quale sottrarsi evitando quel gioco di  fantasmagorici specchi che ogni immagine tenta a ping pong con l’altra, prima, dopo e durante la formazione di un pensiero: maldestro tentativo   di arraffarle, col   goffo risultato di amputarne l’anima nell’arbitrario  dato razionale.

Di  questa siculità pirandelliana ci offre la bella ironia con i sui mediamente mediani 37 tweet barra giornalieri  costellati da deliziose colorate stelline del tipo #oibò #cribbio #nodico #nochiedo   che allietano e stimolano la fantasia  dei più attenti osservatori osservanti,  @indivanados  e dintorni, fra i  2.708 follower.

 

5) Il fantasma    sorge  dalle viscere delle sue origini russe steppose,  immortalate momentaneamente nel vacillante profilo.

mariush profilo

 

Depositato dalla sua gente sulla riva dei navigli milanesi, incapace di seguire il flusso fluttuane della spasmodica corsa migratoria, a causa del suo ingombro corporeo già in tenera età,  fu raccolto, custodito, educato e istruito da un anziano parente  di Adriano Celentano mentre, col suo amico salumiere Gino, tentava un’improbabile pesca di frodo nell’alba immancabilmente nebbiosa:

” Dì un po’  Gino , quest chi l’ha minga pers tì?” 

– “Mì no, ma a Milan i murön fan l’uga” 

L’uomo sfugge  ad una precisa connotazione anagrafica in quanto ad età e pascola  per abitudini e frequentazioni  lungo lo spread 30/60. Apparentemente ligio ai bancari costumi ambientali , vi si ribella con solipsistici brontolii twittari che un G.F. poco televisivo e scenico quanto impietoso occhio orwelliano, registra assiduamente da qualche anno. Ovviamente a sua insaputa. Un folto dossier  ricco di immagini, testi, video ed altre forme espressivo-comunicative  inedite, è al vaglio di quest’Io narrante, padre di un laureando in management  aziendale, geneticamente mutabile in pochi mesi in carcinoma  ” precario cercatore di un lavoro inesistente” . Il Telemaco che c’è in lui-figlio, rinvia necessariamente all’Ulisse che in quell’Io  narrante-padre sta, come impietoso sterminatore di Proci che volessero attentare al futuro telemaico anche solo con astensioni , mancanza di soccorso, omesse intercessioni relazionali  in ambito lavorativo di prossimità, circa occasioni professionali propizie e/o  propiziabili da chi abbia  ben compreso in  quale rischio muterebbe una tale insensibile ignavia .

Taciamo per pudicizia le oscene abitudini nordiche circa ammucchiate fra maschi adulti di pari stazza  JABBA MARIUSHsu sofferenti letti d’albergo giocosamente immortalate con impudici #selfie  a sfregio d’ogni umana decenza. Taciamo sull’abbigliamento notturno, ad aprile inoltrato, tra grigi boxer e sbiadite magliette al riparo di soffocanti pungenti piumoni imbottiti da volatili d’ogni specie. Semivivi dicono , voci, sussurri di zona.

 

6) Ed ora Dedè.  dede maggio 2014

Meglio conosciuta come neurone selvaggio, d’origini sarde, atterra in diverse parti del pianeta nello stesso giorno. Ha  cura di mutare  sembianze  tra repentini spostamenti per adeguare il look al nuovo evento, in spasmodica attesa di lei. Balla, canta, ride,  taglia e cuce in ordine sparso. Con la matita  tortura il foglio paziente, in cerca di nuove linee fashion, persuasa che  un  giro di manica appositamente slabbrato  fa la differenza in quest’epoca incerta e aperta ad ogni seduzione immaginifica, proprio mentre il mondo materiale degrada vorticosamente. Ma questa è un’altra storia: deviazione paranoica d’un incontenibile Super-Io-Scrivente.

Agile, snella da palestra almeno due volte a settimana, saltella e fischietta per strada,  fulminata da  sguardi intrusivi  moraleggianti di occhi sgranati, sorretta dalla consapevolezza che “tanto qua  chi ci torna? E comunque poi cambio look . E ciao!”.

La donna  è spesso  circondata da un fiorire di giovani  bellezze nordiche e mediterranee  l'intrusache indossano fraternamente e dietro lauto compenso gli  abiti che da quel foglio uscirono un po’ indecisi e timidi. L’evento-moda-fashion ha propriamente il compito di annichilire le indecisioni tecniche, accordando il generale al particolare, l’abito astratto  alla persona concreta. Una prova di tenuta con ammissibili ed umani rischi di  cadute maniaco-depressive  sullo sfondo.

In verità, ciò che davvero deprime  Dedè, non è tanto  il possibile insuccesso, che lei già programma di compensare tra canto,  palestra e sfoghi twiit-solipsistici,  quanto  quei maledettissimi rotolini di cartone  ormai orfani dell’utilissima carta igienica dissipata in quattro metri quadri di bagno a tempo  di formula 1, ora lasciati lì in abbandono come cuccioli d’estate sotto i marciapiedi.

E’ lì che la donna non perdona: Interrompe qualunque faccenda o programma l’avesse proiettata nell’approssimativo bagno, per raggiungere adesso l’ignobile individuo, di qualunque sesso egli sia, a qualunque grado parentale o amicale appartenga,  per fargli capire una volta per tutte che i rotolini di carta igienica non si possono depositare a piacere qua e là o, più gravemente, lasciarli perire  per induzione al proprio destino, senza alcun controllo. I rotolini, una volta consumata la carta igienica, vanno presi con le proprie manine delicate – bastano due dita, due – e depositati nell’apposito cestino messo lì in bella vista – è lì lo vedi? Esatto, quello lì!” –  quasi esclusivamente per raccogliere i cadaverini a fine vita. Chiaro?

 

 

 

 

 

 

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