EX PROF.

Ti presento l’ex prof di Massimo Recalcati  in ” L’ ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento” pagg- 131-132

L’ex prof.

Un giorno mi chiamò una ex insegnante che frequenta solo ex insegnanti ed ex alunni. Mi chiese di aiutarla in alcune procedure informatiche perché, disse, io di computer non ne capisco nulla. Sono negata. Le consigliai un portatile così da poterlo usare anche in viaggio. Mi rispose in viaggio piuttosto mi porto dei libri. Mi disse tu dammi un libro, un testo, quello è il mio mestiere. Con i computer non ci so fare.

Una volta consegnai un testo wpid-img_20151007_133554.jpg

alla ex prof. che frequenta solo ex prof., ex alunni, bar e palestre nei pressi del provveditorato. Ex anch’esso. Mi disse di trovarlo alquanto incomprensibile e sgrammaticato – “la punteggiatura! Oddio che bestia! ” Me lo ridiede tempestato di sottolineature rosse e blu. Cerchiati a mo’ di impiccati, gli avverbi e i predicati furono riuniti ad improbabili soggetti da funi tirate come nodi scorsoi tra le righe, ospiti inopportuni di Molly-Penelope, Ulisse di Joyce. 

La casa viene puntigliosamente cosparsa di libri non letti ma distribuiti qua e là con raffinate strategie scenografiche. Si osserva di cambiarne periodicamente disposizione: “La gemella H” in salotto, messo di sbieco sul poggiapiedi accanto al lume, grida io sono qui da poco. Credetemi. La raccolta di poesie della Merini col cellofan che ancora soffoca la terza di copertina, di sbieco sulla credenza, dice di intervalli estasiati tra una cottura di fave biologiche ed un digiuno monacale. Nel tinello Tabucchi, luccicante edizione Feltrinelli “Il tempo invecchia in fretta”, riflette il raggio luminoso delle undici nell’iride dello sfortunato avventore, chiamato lì con indiscusso tempismo, affinché goda appieno l’effetto sfavillante: “Oh sì, scusi. E’ il libro”.

E’ nella sala d’ingresso che lo scenario glorifica la propria magnificenza ed ogni cosa esala cultura. “La coscienza di Zeno” è, diciamo così, ornamento stabile: Riposto sullo scaffale assieme ad altri capolavori ma un tantino sporgente, quel che basta a farsi notare in modo che, appena varcata la soglia o lo noti o ci sbatti contro. In entrambi i casi non puoi che esclamare: “Ah, Cosini di Svevo. Leggo bene?”. Altri due simboli della Casa occupano distrattamente un lembo del tappeto e l’angoletto interno della poltroncina Napoleone III. “Non ti muovere” a terra. “Alzati e cammina. Sulla strada della viandanza”, seduto.

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L’estasi

Un giorno  dovevo incontrarmi con alcuni amici presso un luogo molto “culturale”,  frequentato da persone intelligenti e  colte. Alcune davvero intelligenti e colte, altre meno. Quest’ultime le distinguevi dalle sciarpette svolazzanti  al collo con  funzione compensatrice, tanto che tutti diventavano  ugualmente colti e intelligenti.   Fra gli amici ad attendermi c’era anche l’ex prof.  Non vi racconto se avesse o meno una sciarpetta al collo perchè sarebbe cattiveria pura. Arrivato sul luogo sacro,  il volteggiare  nell’aria  di sguardi estasiati ed impazienti in attesa che “‘Opera incominci”, ti accoglie con l’indifferenza della convinta superiorità etico-morale conseguente all”auto-convincimento guadagnato con caparbia ginnastica labbrale per costrizione  a ripetere, innanzi allo specchio d’ingresso, una mezz’oretta prima di uscire di casa: “la cultura è la mia vita, la cultura è la mia vita, la cultura è la mia vita, la cultura è la mia vita.  Io sono migliore” .  Ora, stabilito che dosi massicce di cocaina conferiscono un grado allucinogeno pari a radice cubica di x, dove x si assuma quale risultato dell’autopersuasione, dovrebbero urgentemente prevedere come fatto-reato qualunque elucubrazione mentale capace di simili risultati e punirla con la pena prevista per assunzione e spaccio di coca, elevata al cubo. Perchè anche lo spaccio? Perchè non ti basta , diciamo così, consumarne “una modica quantità” ,  anche a volerla benevolmente considerare  “modica”,  nonostante gli evidenti risultati allucinogeni. No, cazzo, la spacci! E contagi interi plessi con risultati epidemiologici davvero pesanti,  tanto che  i presidi para-culturali ricordano la curva sud del Meazza  di  Inter-Benfica ai tempi d’oro. E lo capisci   dalle     infinite sciarpette multicolori vibranti nell’aria dove il silenzio grida forte e chiaro  “la cultura è la mia vita, la cultura è la mia vita, la cultura è la mia vita, la cultura è la mia vita.  Io sono migliore”

Sarà stata quest’estasi trascendentale  il motivo   per cui, appena l’ex prof mi intravide, e proprio mentre cercavo il suo sguardo celestiale per un cenno di saluto, Sua Maestà mi girò le spalle,  inoltrandomi così il metaforico sublime  pizzino con su scritto: ” se vuoi salutarmi, vieni qui, chiamami, io mi giro e ti saluto: Ehiiii ciaaaao,. Scusa iniziano, ci sentiamo dopo.”

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L’ex prof. e Leopardi

Ci fu una  cena. Io, l’ex prof ed una sua amica ex prof.  La pizza era mangiabile ed il posto discreto. La serata fu gradevole. Fu gradevole finché non girai alla ex prof.  l’insana  idea di alzare il tono della conversazione impantanata tra i 15.000 e 20.000  €uro   che quei maledetti porci politici amici parenti e conoscenti,  mettono in tasca ogni santo  mese che il Signore Iddio  manda su questa  sporca,  ingiusta  terra. Soprattutto perché dopo tanto studio e fatica e studio,  ci resta una pensione miserabile da ex prof.

Cercavo una digestione serena e le chiesi se aveva letto  quel gustoso libricino di F. Cassano “Oltre il nulla. Studio su Giacomo Leopardi” .

Ma chi –  mi apostrofa   quasi indignata –  “quello che s’è fatto nominare alle primarie? Ora fa l’ o-n-o-r-e-v-o-l-e ” . “Veramente l’hanno eletto”, dico. “Ma quale eletto senti, tu non sai proprio niente di queste cose. Io conosco gente. L’ha nominato la segreteria del PD barese . “L’hanno eletto” – insisto –  “è una persona apprezzata , conosciuta. Magari non condivido i suoi nuovi approdi politici ma è un intellettuale che stimo. Quel lavoro sul pensiero di  Leopardi offre nuove letture  e mentre lo sdogana definitivamente  dal pessimismo giovanile,  ne sottolinea sottili aspetti ….“  A questo punto l’ex prof. Mi gira le spalle. Con gesto aulico si  avvolge la sciarpetta  al collo mentre in un Si bemolle  ai livelli Shubert Op. 99 min 2.40 (https://www.youtube.com/watch?v=cM8DgTd_aME#t=158 )  strascica la sua  serale sentenza : “Forse a te sembreranno cose nuove. Forse a te dice qualcosa di nuovo”. Rivolgendosi all’altra ex prof., unica persona  fra i presenti   in grado di comprendere,  fa:  “Sai? Parla del tardo Leopardi… eccetera-eccetera,   roba trita e ritrita eccetera-eccetera. Beh andiamo? Io vado ”.

Chi ha letto il saggio di Cassano (se ne parla qui da pag. 21http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/capitanata/2005/2005pdf/2005_18_31-55_Giuliani.pdf  )

capisce come il Poeta sia diventato pessimista –  diciamo  così post mortem – una mattina,  fattosi fantasmino irrequieto e impertinente, quando capitò in 3^ B –  liceo Socrate –  dove l’ex prof. impartiva  lezioni su Leopardi.

 

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L’ex prof. colpisce ancora

Come ogni mattina  l’ex prof.   esce di casa per il solito giro di quartiere. Raccolti i suoi quattro/cinque “buongiorno professoressa”, torna a casa senza aver comprato alcunché, accertato che solo ieri s’era provveduto per i rifornimenti settimanali: Rucola selvatica, insalata fresca di giornata (alla domanda quale giornata, non si ebbe risposta) alici nettate sott’olio. Fragole non di serra per favore, mele informi  ben ammaccate, garanzia di Alta Qualità, pomodorini ciliegini  diametro max 1,5 cm, pane e pasta  rigorosamente di farina integrale. Tutto biologico, per carità! Fettine di bovino poco adulto se possibile.  I miei ospiti? Gente complicata, una vita tutta sui libri e guarda adesso come ci hanno ridotti con pensioni da fame e questi indecenti politici che rubano e rubano e non basta che portano a casa 20.000 euro e vitalizi e pensioni d’oro e…   Si occhei professoressa, soliti 200 grammi tagliati sottili sottili?

Un ricordo le offusca quel dolce dondolarsi sull’eco ancora viva del “buongiorno professoressa” che solo Gino il fruttivendolo sa imprimere al verso. E’ poesia.  Il ricordo d’un impegno la rimette in realtà. Alle sedici in punto, con l’amica  ex prof per una questione di case da affittare che adesso tenteremo di spiegare.

La Nostra gestisce alcuni appartamenti di zii e fratelli del Nord , di cui ,  comodi loro,  provvede per ogni incombenza: dall’inserzione di annunci ai contatti con gli interessati. Oggi, appunto, è fissato l’appuntamento per mostrare i locali ad un certo  Abbadul Ashatir Azzatin e la ex prof proprio non se la sente di affrontare da sola a quattrocchi, a tu per tu, senza  altrui presenza, un siffatto nome.  Uno con quel nome io non lo vedo da sola, sentenziò all’amica, ex prof.  pure lei.  Per favore vieni con me. Sì parla italiano, rispose alla giusta curiosità dell’altra. E ricordati, le disse, di chiamarmi professoressa, così quello capisce che abbiamo competenza e nemmeno ci prova a fare il furbo. Ma cosa c’entra, chiese l’altra. Tu hai competenze specifiche in materia di affitti, canoni, tasse, abbuoni e sconti fiscali? No, anzi, non ci capisco niente, fece. Proprio per questo tu chiamami professoressa, così quello crede che siamo preparate e non ci imbroglia. D’accordo, le rispose perplessa ma abdico’ al come vuoi tu.

Il nome dell’aspirante affittuario, in effetti,  mette così tanta soggezione che ne fu contaminato anche l’Io Narrante de quo e d’ora in avanti il soggetto in questione sarà indicato con A.A.A.

All’incontro furono tutti puntuali.  A.A.A.  giovane Senegalese qui per motivi di studio,  venne plasticamente definito ” l’extracomunitario” dalla cordata pressoché infinita di ex prof riunite al solito bar alla solita ora, appena dopo i 45 minuti di salutare Yoga presso la palestra in cui se non sei prof o ex non entri. L’estasi del dopo Yoga fu violentato dal pensiero dell’impegno pomeridiano con quel chissà che tipo e’, ma siamo tranquille?  Sei certa di voler affittare a uno cosi’  ?  Più che decisa, diciamo costretta dalle decine di telefonate provenienti da Garlate in Brianza, un nome cosi’ strano che spesso veniva confuso e riportato nelle pregiate discussioni fra pari, con Gallarate  vicino Lecco. Per gran parte dei pregiatissimi colleghi  astanti,  l’incongruo scivolava via come acqua fresca e solo la rara presenza d’un prof. di geografia poteva rimarcarne la fastidiosa presenza.  Ma l’uomo, rara presenza maschile di quei pregiatissimi contesti,  si rassegno’ a zittire perché’ assediato da pesanti accuse di voler cavillare in modo pedante ed inopportuno. Ed anche irriverente, dato che qui  siamo a casa mia.   Fatto sta che  Il fratello Brianzolo veniva letteralmente assediato dalla moglie di zona.    Viveva ormai dentro un incubo da quando la donna  gli stava addosso giorno e notte ricordandogli la cifra media mensile che stavano perdendo da circa un anno a causa della incompetenza  di quella mezza svampita terrona piena di se’ …. e chi sa quanti bravi giovani ha rovinato a scuola, che poi vengono qui al nord a far danni.  E vedi se si muove ad affittare. Quell’incapace!

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