SGABELLI IN CANTINA

sgabello piazza maggiore

Lo sgabello

 

In una reminiscenza nostalgica e  , lo sgabello è luogo/strumento scomodo dal complicato equilibrio fisico e metafisico  per affacciarsi al mondo e dire la propria ad alta voce. In uso in piazza Maggiore della mia ex città Bologna, consentiva a chiunque e su qualsiasi tema di salire sul mini-podio e da lì proiettarsi   fuori di sè per qualche minuto e strillare al mondo la propria indignazione circa un evento di pubblico dominio o sputare  lingue di rabbia  affastellate in trachea per faccende private consumate qualche attimo prima e riprendere,  cautamente, regolare respirazione con ritorno della frequenza cardiaca almeno sulla soglia  85 battiti /minuto.

In verità quest’io strillante crepa d’invidia per la fighissima “Amaca” di Michele Serra che con il suo sgabello vorrebbe immodestamente imitare .

Lo sgabello – 27 marzo 2014

In questi giorni il dibattito attorno all’utilità dei “libretti satanici” infuoca le pagine dei quotidiani quasi tutti attrezzati con  taniche al petrolio temendo che l’eterna fiamma possa affievolirsi prima delle elezioni europee in modo da potersi accreditare presso la retina dell’elettorato cattolico cui magari ricordare questa chiara posizione valoriale a favore dei valorosi valori valorosamente sostenuti. Con l’altra mano, o con la stessa, posata la tanica momentaneamente, quei quotidiani mendicheranno sostegno in favore di un altro valevole valoroso valore valoriale che sta nella difesa di Madre Patria ormai  preda di  ferocissimi tribali mediorientali e sudafricani che a morsi s graffi strapperanno le carni vive dei nostri figli. Urge difendersi con  metallurgiche armi metalliche e chimiche ed  adeguata supernazionale  azione  iconoclastica  santificabile nell’acquisto di almeno 200 #F35, ben oltre il n. minimo di 45 assodato oggi tra Obama e il governo italiano già  pronto anche a rispettare l’ordine dei  90 iniziali , ormai ritenuto insufficiente dalle allarmanti minacce dei morti di fame che assalgono i ricchi con attrezzatissimi barconi dagli scafi a triplo fondo colmi di frecce e lance appuntitissime .   Ma nessuno ancora osa dirlo. Il segreto sarà disvelato solo dopo la competizione elettorale per le “europee” in modo da cooptare  votanti e voti di elettori inconsapevoli armati e cattolici.

A questi inconsapevoli chiederei una consapevole preghiera affinché la loro Chiesa intervenga sui temi del disarmo e della pretestuosità di certi costosissimi armamenti che sottraggono risorse alle famiglie,  ai bambini ricchi di metastasi, alle varici di mamme affaticate , alle postati dei nonni ed ad ogni altro inverecondo incitabile affanno sanitariamente rilevante, almeno quanto pontifica sulle ragioni della sessualità della fecondazione e dei rapporti umani. Che dica , quella Chiesa, della famiglia e del suo bisogno di sanità e  cura pari a quello di santità e  più di quanto ne abbia per imposizioni morali arcaiche.

 

Lo sgabello – 12 aprile 2014

Raccogliamo l’indelicato sarcasmo sparso questa mattina da Vittorio Feltri     sui matrimoni Gay.

Vittorio Feltri in buona sostanza marchia  di conformismo il tentativo delle coppie gay di vedersi ufficializzato il loro matrimonio contratto in altri paesi  civili.  Nel senso che per essere all’altezza della loro stravaganza e dell’alto livello  culturale cui certe scelte secondo Feltri appartengono, esse dovrebbero rimanere nella clandestinità. Come pure le donne che abortiscono, quelli che pretendono di generare   oltre i confini della famiglia tradizionale, tutti i miscredenti che non si confessano  in chiesa la domenica e, via via scendendo, dovrebbe restare nascosta ed illegittima,  per non deludere quel  romantico  retrogusto  ottocentesco tanto caro a Feltri, ogni pretesa ti tutelare diritti umani ormai riconosciuti nella stragrande maggioranza di paesi non medievali.

Lo sgabello – 26 aprile 2014

Per circa un  ventennio il demerito ha spopolato vincente  in politica e nell’immaginario collettivo.  Di qua giovani retrogradi chini su vecchi ed inutili libri formavano il loro radioso futuro extraterritoriale o l’infelicità nostrana . Di là coetanei sghignazzi di terza generazione organizzavano   liquidi pensieri di guerra alla meritocrazia.

La politica, dopo aver corredato  l’istanza con innumerevoli personalissimi  esempi,  l’accoglieva. Disseminava pressapochismo e mediocrità nei meandri più reconditi delle istituzioni, in cambio di fedeltà e non ingerenza. L’anticultura  invase il pubblico e presto s’impose prepotente nel privato e tutta l’economia e le professioni ne furono come fulminate nell’impeto gioioso d’una ricchezza a basso costo, a danno di tutti, sotto la bandiera di  “così va il mondo”.

Quando la diffusa sciatteria produsse diseconomie e  sprechi, per alimentare corruzione, malaffare, generale impoverimento di molti e la fortuna di pochi, sul nuovo vessillo rivoluzionario una maschera   indignata inneggiava alla meritocrazia, tanto in politica quanto nel mercato  professionale, indistintamente. E qui la disperazione potrebbe generare un errore fatale nel discernimento, impallandosi come morbo del genoma e produrre future specie para-umane prive dell’humus del pensiero di nome utopia.

La politica governata dalla meritocrazia sic et simpliciter,  consegna  in modo definitivo l’immaginario al razionale, figure che   per natura chiedono  invece di  rimanere costantemente intrecciate. Rassegnare  le visioni d’una società all’economia del calcolo è un’imprudenza che può causare disastri sociali e disarticolazioni psichiche. L’indignato è confuso .

Il valore meritocratico del politico non sta nel suo livello professionale ma nella capacità di immaginare un sistema   in cui molti si avvantaggiano e pochi restano indietro. Un mondo dove l’accesso ad un discreto benessere di molti  facilita il  soccorso ai pochi  di retroguardia  e genera un mix benefico di solidarietà e competizione . Così come benefica e generatrice  di vita  è l’indissolubile dialettica  reale-immaginario, in cui il linguaggio di uno è alimento dell’altro.

Gli ultimi lavori di Recalcati  e   Zagrebelsky   danno conto del  valore sociale del desiderio e della forza generatrice dell’immaginario.

L’utopia è tutto ciò che mai si realizzerà ma che produce i suoi effetti reali in itinere, nel percorso verso una meta irraggiungibile. Lo dico con Canfora .

2 risposte a SGABELLI IN CANTINA

  1. adrasteanova ha detto:

    Il bilancio dello Stato, le politiche di difesa, le spese militari, gli euromissili, il disarmo, il pacifismo, la nonviolenza, la fame, i radicali…
    http://www.radioradicale.it/scheda/406342/il-bilancio-dello-stato-le-politiche-di-difesa-le-spese-militari-gli-euromissili-il-disarmo-il-pacifismo-l
    Con affetto, @Adrastea_it

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...